Kabul - Parlare con i nick non mi è mai piaciuto, chi mi segue lo sa. Da un paio di giorni c'è uno strano nick che si rifà a un ufficiale francese condannato a morte alla vigilia di Natale del 1894 per alto tradimento, tal Dreyfus, forse vittima (dicono alcuni) di manipolazione dell'informazione. Non so, ho troppi problemi contemporanei per occuparmi del passato. Non so neppure a chi si ispiri il tizio, certo è che da un paio di giorni mi cita su un giornale del nord Italia con nome e cognome (devo trovarmi un nick anch'io almeno giochiamo alla pari) perchè colpevole di aver detto in televisione che Sayed Agha, l'autista di Mastrogiacomo, era probabilmente al servizio degli inglesi. Ovviamente rimarcando il mio assoluto disinteresse per il fatto che sia stato sgozzato. Intanto, quando fornisco un'informazione (che è il mio mestiere) ho sufficienti elementi per poterlo dire, elencati peraltro scrupolosamente che ora non è il caso di ripetere. Sul piano umano sono stato il primo, ripreso da tutti, a sottolineare il dramma della giovane moglie. E comunque non era un'accusa, ma - ripeto - un'informazione per capire come l'inviato di Repubblica fosse caduto in una trappola e anche perchè i talebani non hanno ucciso nè lui nè l'interprete ma solo l'autista. Ma neppure questo è il punto. Il fatto è che, da quanto mi dicono, quel nick sarebbe l'ennesimo travestimento di un ex ormai giornalista (radiato proprio oggi) che gli spioni istituzionali conoscevano come Betulla. E allora la storia cambia (comunque entrambi i nick fanno parte dello stesso giornale). E' facile capire allora perchè il paladino della verità, il missionario dell'Occidente si schieri così dalla parte di una (comunque) povera vittima, e lo dico sul serio. Non vanno infatti dimenticate due cose fondamentali: che lui ha massacrato un certo Enzo Baldoni anche lui forse sgozzato, uccidendolo per la seconda volta, e che l'affinità con le spie si spiega con quei trentamila euro che Betulla ha confessato (ripeto: confessato) di aver intascato dal Sismi. E non per cercare informazioni, ma per manipolarle. Del resto, quando chi lo dirige afferma che "stare a Milano o stare a Kabul è la stessa cosa" significa che facciamo proprio due mestieri diversi. C'è chi va nei posti a vedere e chi si aspetta solo soffiate.
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