E' una storiaccia, come storiacce diventano tutte le storie dei sequestri. Se finisce male, cioè se l'ostaggio non se la cava, cominciano i veleni intorno all'incapacità di salvare una vita umana. Se finisce bene, cioè con l'ostaggio libero, i veleni arrivano per il motivo opposto: cioè per il prezzo pagato. Non se ne esce e ogni vicenda porta fatalmente con se un sapore di amaro che neppure il tempo riesce a cancellare. Se hai la colpa di tornare vivo immediatamente si scatena il massacro mediatico. Con l'aggravante dello schieramento politico. Non si discute sui fatti, ma sui colori. Qualche volta, come nel caso del povero Baldoni, non ti salvi dal massacro neppure se sei morto. Ho sentito autentiche follie in questi ultimi tempi: sui giornalisti di sinistra che sarebbero più incoscienti rispetto a quelli di destra, come se fare il proprio mestiere riguardasse la propria opinione. Schifezze meschinità ipocrisie strumentalizzazioni. C'è di tutto, sempre. Nel caso di Mastrogiacomo le polemiche sono moltiplicate perchè Daniele è stato liberato ma due collaboratori afghani ci hanno rimesso la vita e un altro sta in galera. Non ho molta voglia di parlarne perchè ogni parola, ogni atto da cronista è sfruttato da qualche (presunto) pensatore per rigirare la frittata. Sui "ruoli" di Sayed e di Hanefi, ma anche su quello di Adjmal, si discute oggettivamente ma le informazioni sono scambiate per sciacallaggio e invece si tenta solamente di capire. Ipocrisia si aggiunge a ipocrisia con americani e inglesi che prima collaborano fattiivamente, ben consci della trattativa, e poi si scandalizzano, dimenticando che probabilmente la trappola fatale l'hanno costruita loro. L'ho già detto e lo ripeto: l'unico grande errore è stato per Daniele di aver pubblicizzato uno scambio che altre volte invece si è perpetrato in silenzio, pure da parte americana e ingese, per non dire dei francesi che per la Aubenas e per la coppia Chesnot-Malbrunot hanno pagato sia in soldi che in armi e che sicuramente stanno trattando sottovoce per la sorte dei due cooperanti in mano ai talebani. Lasciamo perdere gli altri, torniamo a noi. Facciamola finita con gli schieramenti. Il governo Prodi ha fatto in Afghanistan quello che il governo Berlusconi ha fatto in Iraq: cioè pagare. Tutto negato, naturalmente, ma anche i bambini sanno che se per Mastrogiacomo sono stati scambiati cinque prigionieri, se per Clementina Cantoni sono stati scambiati tre prigionieri più duecentomila dollari, se per Torsello sono stati pagati due milioni di dollari, se tutto questo è successo a Kabul, si sa anche che a Baghdad sono stati pagati nove milioni di dollari per Agliana, Stefio e Cupertino, sei milioni di dollari per la Sgrena e cinque milioni di dollari per le due Simone. Da una parte Strada, dall'altra Scelli. Con il beneplacito del governo di turno. Capisco tutto, ma finiamola almeno con questo minuetto. Discutiamo pure, ma facciamolo seriamente.
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