La storia di Carlo Parlanti. C'è un nostro connazionale negli Stati Uniti che da un anno e mezzo aspetta in una cella di essere processato, si chiama Carlo Parlanti, è nato a Montecatini Terme, ha 41 anni ed è programmatore informatico. E' accusato di aver fatto violenza ad una cittadina americana, Rebecca White, che lo ha denunciato senza prove 20 giorni dopo il presunto atto (luglio 2002); Carlo Parlanti viene poi arrestato in Germania due anni dopo (luglio 2004), su mandato di cattura internazionale non esercitato in Italia, dove si era stabilito dall'estate del 2002. Ai fatti Carlo Parlanti è stato privato della libertà personale in terra straniera sulla base di una denuncia senza prove, non ha mai potuto difendersi nella propria lingua, anche perchè la magistratura italiana non ha ritenuto il reato "abbastanza grave", ed è stato privato del diritto di assistenza familiare (finora la famiglia per la difesa oltreoceano ha speso più di 100mila euro e adesso si trova in gravi difficoltà). Inoltre in carcere Carlo Parlanti contrae la tubercolosi, soffre di piorrea e di sciatalgia ma non viene curato, vive in una cella illuminata 24 ore su 24 e non può dormire come necessiterebbe a causa di una sirena che suona ogni ora e mezza. La vicenda e’ riassunto nel sito che la ragazza di Carlo tiene sempre aggiornato e dove riversa le angosce della famiglia Parlanti e le proprie; quel che mi sento di denunciare, oltre alle estreme condizioni del caso, è il disinteresse col quale è seguita la vicenda dai grandi media italiani (anche di "opposizione"), indifferenza che permette a politici e magistrati di lasciare un italiano (presunto innocente fino a sentenza definitiva per il nostro sistema gudiziario) per più di 500 giorni in una cella, senza processo e con ben pochi diritti, in un paese democratico ad oltre 10 mila chilometri da casa. Paolo Arena La vicenda
Ormai alcuni di voi dovrebbero essere ‘padroni’ della vicenda Carlo Parlanti, le considerazioni che posso fare: Da un anno sto urlando a tutti quante violazioni, e quanta ingiustizia in questo caso, e quanto sia assurdo il caso stesso. Da molti, forse quasi tutti ho avuto dei riscontri di consenso e delle risposte: ma che possiamo fare? Alcuni hanno aiutato la causa aiutandomi a comunicare con l’avvocato americano, inviando a tutti i giornali, blog media e politici questa storia, parlandone ed evidenziando l’orrore di come vengano violati dei diritti fondamentali, altri hanno fatto dei piccoli bonifici, per quanto potevano permettersi, a queste persone va la mia gratitudine, e questo è un punto fondamentale, quando ho cominciato a scrivere a tutti voi, dopo l’estradizione di Carlo e al risultato, allora, di ormai quasi centomila euro spesi in legali, tante fregature, e prestiti in banca, speravo e mi auguravo, per non dire che mi ero proprio illusa di questo, vista la comprensione da parte della maggior parte di voi, sarebbero bastati pochi euro per aiutare a far valere la verità. In questo caso, la verità deve essere dimostrata con prove tangibili, la parola della White e della Lavagnino vale molto di più di quella mia, di Carlo, di Mai de Barra, di uno esperto in abusi d’alcool, di foto dell’appartamento che dopo ‘l’uragano e la violenza da orror’ rimane intatto, c’è da fare indagini per dimostrare chi sono realmente queste due donne, portare in aula chi ha subito da loro. Mi sono detta, ma tutte queste persone, e, alcuni di loro mi hanno sentito disperata al telefono, hanno letto la nostra disperazione e sete di giustizia sul sito, mi aiuteranno, basterebbero solo 10 euro per ognuna di loro, be’ sono ancora con quell’illusione, è imbarazzante da parte mia, non sarei mai arrivata a questo se la giustizia fosse un diritto innegabile. Rinnovo la mia richiesta di aiuto Katia Anedda Tutte le informazioni sul sito
(C'è stato il verdetto della giuria di colpevolezza, senza uno straccio di prova. Di inconsistenze ce ne sono tante, man mano le sto pubblicando sul sito in attesa di avere le trascrizioni del tribunale).





























