
Manca poco. Sta per scadere l'ultimatum per Gabriele Torsello, il fotoreporter italiano rapito in Afghanistan. Da Beirut gli sto vicino con questa sua foto scattata a Londra il 5 agosto in una manifestazione contro la guerra in Libano. A quest'altro autentico grande gabbiano è dedicata una lettera di una collega che vive nella capitale inglese. La metto nei commenti, insieme all'appello della madre di Gabriele e al padre di Shabana, una bambina afghana colpita da tumore che lui stava cercando di aiutare. Mi ricorda il mio amore per Shatia. Ho sempre detto che noi gabbiani abbiamo figli adottivi sparsi per il mondo difficile. Forse pensavate a una battuta. Forse non sapete come siamo tutti uguali. Non ho mai conosciuto Gabriele di persona o forse, chissà, l'ho visto mischiato fra tanti gabbiani. Ma ci siamo sicuramente sfiorati perchè abbiamo visto gli stessi luoghi, odorato gli stessi sapori, ascoltato le stesse grida di aiuto. Lo sto conoscendo adesso attraverso le sue foto, cioè i suoi occhi, cioè la sua anima. E mi accorgo di aver dentro una grande angoscia. Già ho sofferto troppi dolori, non ne voglio altri. Il rapimento di Gabriele Torsello





























