
Il Pontefice davanti alle rovine del Ground Zero: "Dio della pace, porta la Tua pace nel nostro mondo violento: pace nei cuori di tutti gli uomini e le donne e pace tra le Nazioni della Terra".
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Il Pontefice davanti alle rovine del Ground Zero: "Dio della pace, porta la Tua pace nel nostro mondo violento: pace nei cuori di tutti gli uomini e le donne e pace tra le Nazioni della Terra". pubblicato da latorredibabele
Il Pentagono chiederà la pena di morte per sei presunti terroristi detenuti a Guantanamo, che si apprestano a essere incriminati per l'attacco all'America dell'11 settembre 2001. Lo hanno reso noto fonti militari. Le sei incriminazioni riguardano Khalid Sheikh Mohammed, ritenuto l'autore del piano di Al Qaeda che prese di mira New York e Washington e altri cinque detenuti di Guantanamo coinvolti a vario titolo nel più grave attacco terroristico nella storia. Gli atti di incriminazione riguardano in primo luogo l'attività di Khalid Sheikh Mohammed, accusato di aver proposto il progetto d'attacco già nel 1996 a Osama Bin Laden e di averne poi seguito tutte le fasi fino all'attuazione. I detenuti incriminati dovrebbero ora venir processati dalle "commissioni militari" create dal Pentagono, che non sono mai entrate in azione a Guantanamo. Gli altri cinque incriminati sono Mohammed al-Qahtani (in passato indicato come il possibile 20mo dirottatore mancante dell'11 settembre); lo yemenita Ramzi Binalshibh (un membro della cosiddetta 'cellula di Amburgò); Ali Abd al-Aziz Ali (noto come Ammar al-Baluchi, nipote di Mohammed e ritenuto il braccio operativo del piano); Mustafa Ahmed al-Hawsawi (braccio destro di al-Baluchi); Walid bin Attash, noto con il nome di battaglia di Khallad, che avrebbe scelto e addestrato alcuni dei dirottatori. Corriere.it Che garanzie di difesa hanno avuto gli imputati in questi sette anni? E soprattutto che garanzie avranno non davanti a un tribunale, ma a una commissione militare? La giustizia in mano ai soldati è inquietante.
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Un nuovo video di Osama bin Laden sta per venir diffuso su siti integralisti islamici, alla vigilia dell'attacco all'America dell'11 settembre 2001. Lo rivela negli Usa il network AbcNews, citando fonti d'intelligence americane. Nel video, secondo le anticipazioni, bin Laden e' ritratto sullo stesso sfondo usato nei giorni scorsi per il suo messaggio all'America e presenta un 'testamento' di uno dei terroristi. Walid (o Waleed) al Shehri era uno dei dirottatori che l'11 settembre di sei anni fa si trovava a bordo del volo American Airlines 11, da Boston a Los Angeles, che fu mandato a schiantarsi contro il World Trade Center di New York. Un sito utilizzato da estremisti islamici ha preannunciato il video con un 'banner' di Al-Sahab, la cosiddetta casa di produzione di Al Qaida, analogo a quello che nei giorni scorsi aveva preannunciato l'arrivo del primo messaggio di bin Laden in tre anni. "Presto in arrivo, a Dio piacendo - annuncia il banner - il testamento degli attacchi a New York e Washington, di Abu Musab Walid al Shehri, presentato dallo sceicco Osama bin Laden, che Dio lo preservi". L'annuncio mostra un'immagine di bin Laden analoga a quella del video dei giorni scorsi. Ansa.it L'ultimo video di bin Laden
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Nel gennaio del 2001, otto mesi prima degli attentati a New York e Washington, i servizi segreti francesi avevano allertato quelli americani del progetto di Al Qaeda di dirottare aerei statunitensi. Lo rivela il quotidiano Le Monde pubblicando il fac-simile della prima pagina di una nota "confidenziale difesa" della Direzione generale per la sicurezza esterna (Dgse) di Parigi. Cinque pagine datate 5 gennaio 2001 e intitolate "Progetto di dirottamento aereo da parte dei radicali islamici". E Le Monde assicura che la nota fu trasmessa qualche giorno dopo al responsabile dell'ufficio della Cia a Parigi, Bill Murray. Nel documento si afferma che "membri dell'organizzazione di Osama Bin Laden, in collaborazione con esponenti del movimento dei taliban e di gruppi armati ceceni preparano dall'inizio del 2000 il dirottamento di un aereo". E si parla di un volo americano tra la Germania e gli Stati Uniti, in partenza da Francoforte dove si era costituita una cellula di Al Qaeda. Il velivolo sarebbe stato dirottato verso Kandahar, nel sud dell'Afghanistan. L'informativa citava sette compagnie aeree nel mirino dei terroristi, tra le quali l'American Airlines e la United Airlines, effettivamente prese di mira l'11 settembre. Repubblica.it
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L’operazione e’ partita di fatto il 28 maggio 2001, quasi quattro mesi prima della strage. Prima base dei terroristi la Florida, nell’ultima fase Boston. Tutto ruota intorno alla figura di Mohammed Atta, 33 anni, almeno altri cinque nomi conosciuti, di origini kuwaitiane ma con passaporto saudita. E’ arrivato per la prima volta negli Stati Uniti nel maggio del 2000. Ha sicuramente fatto un paio di viaggi in Europa, a Barcellona e Praga, dove avrebbe incontrato estremisti islamici irakeni e sauditi. Poi si e’ trasferito per otto mesi in Germania, dove si e’ laureato in architettura urbana. Il 2 maggio 2001 e’ tornato negli Stati Uniti. Ha preso un brevetto di volo e una patente di guida con identita’ egiziana. Di carattere violento ha aggredito uno sceriffo in Florida ma non si e’ mai presentato davanti alla corte. Gli investigatori hanno ricostruito comunque da allora tutti i suoi movimenti e quelli del gruppo suicida. Un’attivita’ sincronizzata attraverso 45 e-mail in inglese e arabo spedite da biblioteche pubbliche e alcuni incontri in motel. L’ultima fase dell’operazione scatta il 6 agosto. Atta noleggia un’auto a Pompano Beach, in Florida. Il 15 agosto noleggia una seconda auto. Il 25 agosto i dieci dirottatori cominciano ad acquistare I biglietti aerei presso l’American airlines e la United airlines. Acquistano due biglietti al giorno con carta di credito e una volta in contanti. Il 6 settembre Atta e’ visto girare in auto fuori l’aeroporto Logan. Il commando si trasferisce a Boston. Il 10 settenbre dormono a gruppi di due in vari motel del Massacchussettes. Mohammed Atta dorme a Portland in Maine. All’alba prende l’aereo per Boston ed e’ ripreso da una telecamera. E’ l’ultimo passaggio prima di salire sul volo n.11 che guidera’ contro le torri di New York. L'ultimo videopubblicato da pinoscaccia
New York, settembre 2001 - Arrivo di notte, dopo un lungo viaggio attraverso Detroit. E’ il primo aereo in assoluto, due giorni dopo il disastro, che atterra in questa “grande mela” ferita e frastornata. Trovo una citta’ ancora gelata dal dolore. L’aspetto piu’ agghiacciante e’ il silenzio. Si prega anche senza parole, semplicemente stando insieme, come in Union Square, proprio a ridosso dell’apocalisse. Vado sulla prima avenue, al Bellevue hospital, dove arrivano i feriti, diventato il punto d’incontro spontaneo di chi cerca qualcuno. Cartoline, biglietti, foto, fiori: hanno costruito quello che chiamano ormai il muro della preghiera che in realta’ e’ un grande, angosciante monumento alla speranza infinita, purtroppo spesso l’illusione di ritrovare ancora in vita i propri cari. (…) Tra fiaccole e lacrime anche balli, di una forza struggente contro tutte le violenze. Ma soprattutto canti: disperati, che invocano la pace. Si prega per chi non c’e’ piu’ ma soprattutto per chi resta. Per il futuro del mondo. (…) Nessuno va a dormire. Il fumo, denso, angosciante, forse avvelenato, che sale dai grattacieli sventrati da’ il senso di una tragedia che purtroppo ancora non e’ finita. Vado a vedere il cratere dell’apocalisse, quel pezzo di New York che manchera’ per sempre. (…) C’era il sole. Sembrava l’inizio di una giornata bellissima e invece all’improvviso si e’ scatenato l’inferno, il buio, alle 8,45 di mattina. Vado a Brooklyn. Mi dicono dove erano le due torri gemelle, si’ erano li’, proprio dove adesso c’e’ il vuoto. (…) 11 settembre, cinque anni fa pubblicato da latorredibabele
«Sto per morire, vero?» dice con la voce incrinata dal panico Melissa Doi, 32 anni, in una delle più terribili telefonate ai soccorritori registrate a New York il giorno dell'attentato dell'11 settembre. Una delle tante voci dall’inferno delle Torri Gemelle prima del loro collasso. Una delle richieste disperate di aiuto al "911", il numero d’emergenza americano. Una delle 1.613 registrazioni delle chiamate di emergenza effettuate l’11 settembre e rese pubbliche per la prima volta, in seguito alla causa intentata dal quotidiano New York Times e dai parenti delle vittime. Le ultime drammatiche testimonianze delle tante vittime di quella tragedia. Corriere.it
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Foto di cadaveri carbonizzati, registrazioni audio di telefonate frenetiche e terrorizzate, ricostruzioni multimediali dell'orrore, minuto per minuto. A poche settimane dal quinto anniversario delle stragi che hanno cambiato l'America, sbarca sul web una mole enorme di documentazione ufficiale - in gran parte inedita e quindi eccezionale interesse - sull'attacco dell'11 settembre 2001: oltre 1.200 “fonti di prova” documentate provenienti dall'inchiesta condotta dall'Fbi e dai servizi Usa sono ora a disposizione di tutti. L'iniziativa è stata presa dalla Corte federale di Alexandria, in Virginia, che ha deciso di pubblicare tutti gli atti depositati da accusa e difesa al processo dei mesi scorsi contro Zacarias Moussaoui, il francese di origini marocchine condannato all'ergastolo con l'accusa di essere stato un seguace di Al Qaeda e un aspirante terrorista suicida. E' la prima volta che un tribunale americano mette a disposizione una valanga di materiale del genere ("valanga" è il termine giusto...) nell'ambito di un caso criminale. "Vista l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica su questo caso - ha detto Edward Adams, un portavoce del tribunale - mettere tutte le fonti di prova su Internet senza alcuna censura o limitazione era la modalità più semplice per garantire l'accesso a tutti...". Roberto di Nunzio Tutta la documentazione
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Moussaoui - l'unico incriminato negli Usa per i fatti dell'11 settembre - sarebbe estraneo a quell'azione terroristica. E' lo stesso Bin Laden a scagionare il cittadino francese condannato all'ergastolo il 3 maggio scorso. In un messaggio audio a lui attribuito, diffuso martedì sera su Internet lo sceicco sunnita capo di Al Qaeda ha aggiunto di avere personalmente assegnato i compiti a ognuno dei 19 dirottatori che hanno compiuto gli attentati contro le città Usa l'11 settembre 2001. Prima considerazione: il diavolo è vivo. Come sono ancora vivi e liberi tutti i capi di al Qaeda, nonostante le guerre a tappeto. Seconda considerazione: non solo la superba Cia non è riuscita ad evitare il grande attacco, preparato in due anni davanti agli occhi, ma neppure ha preso nessuno dopo. Nonostante Guantanamo. pubblicato da latorredibabele
Il Pentagono ha accettato di rendere pubblico un video che mostra l'aereo del volo American 77 mentre si schianta contro la sede del ministero della Difesa americano l'11 settembre 2001. Lo ha annunciato l'organizzazione Judicial Watch, che ha ottenuto la cassetta dal Pentagono che le ha diffuse. Le autorità militari in passato avevano reso noti spezzoni ripresi da telecamere di sorveglianza esterne, nei quali però non si vedeva il momento dell'impatto. Le immagini sono state riprese dalle telecamera di sorveglianza installate sugli edifici che sorgono accanto all'ala su cui si schiantò il volo 77. Dopo l11 settembre sono nate, specialmente su internet, molte illazioni intorno a quello che accadde quel giorno al Pentagono. La decisione del governo Usa va quindi nella direzione di una maggiore trasparenza. Le immagini, catturate da una delle telecamere di sorveglianze installate sugli edifici che sorgono accanto all'ala centrata dall'aereo, serviranno anche a smentire le teorie di quanti hanno messo in dubbio l'attacco contro il Pentagono, come ha sostenuto ad esempio il francese Meyssan Thierry nel libro "L'incredibile menzogna". Secondo queste teorie l'aereo, partito da Washington e dirottato da un commando di cinque terroristi, fu abbattuto in volo e poi fu sparato un missile contro il ministero della Difesa. Nello schianto morirono 184 persone: i 53 passeggeri e i 6 membri dell'equipaggio a bordo e 125 tra militari e civili dipendenti del Pentagono. Repubblica.it pubblicato da latorredibabele
L'11 settembre del 2001 un quinto aereo dirottato doveva colpire la Casa Bianca. Lo ha detto Zacarias Moussaoui, il terrorista di origini marocchine, l'unico processato negli Stati Uniti in relazione agli attentati dell'11 settembre. Nel corso della sua deposizione davanti ai giudici della Virginia, l'uomo ha sostenuto che su incarico diretto di Osama Bin Laden proprio lui avrebbe dovuto essere ai comandi di quell'aereo, protagonista di una "seconda ondata" di attacchi. Con lui doveva esserci Richard Reid, il terrorista britannico arrestato nel dicembre 2001 mentre volava verso gli Usa con le scarpe imbottite di esplosivo. Moussaoui ha nuovamente negato di essere "il ventesimo uomo" fra i dirottatori che colpirono New York e Washington, ma ha anche ammesso di aver mentito agli inquirenti dell'Fbi, che lo arrestarono il 16 agosto del 2001, proprio perché voleva che gli attentati venissero compiuti, pur non conoscendo la data esatta. E in prigione, ha detto, aveva acquistato una radio, proprio per seguire in diretta l'andamento della strage. Repubblica.it Non si è mai capito però perchè dopo aver sferrato un attacco senza precedenti agli Stati Uniti, al Qaeda non abbia continuano in quella che era una vera guerra.
Un piccolo varco nella cortina di ferro fatta di reticolato e gabbie. La diffusione da parte del Pentagono di cinquemila pagine contenenti le storie di oltre 300 detenuti di Guantanamo incoraggia quanti si battono per la chiusura della prigione speciale riservata a qaedisti veri o presunti. Ma è bene ricordare che il documento è stato reso pubblico non per volontà dell’amministrazione Usa bensì per ordine di un giudice che ha accolto la richiesta dell’Associated Press. In ogni caso il dossier è consultabile da chiunque nel sito del Pentagono. Le «pagine» raccontano non solo la storia dei detenuti, ma anche ciò che è avvenuto alla vigilia e dopo l’11 settembre 2001. Forniscono elementi importanti sulle evidenti pressioni fisiche e psicologiche subite dai prigionieri, sulle confessioni estorte, sulla caccia a volte indiscriminata a chiunque si trovasse in Afghanistan dopo la strage delle Torri Gemelle. Con semplici militanti venduti per pugno di dollari agli americani e poi trasformati, una volta finiti a Guantanamo, in principi del terrore. Un dato conferma che la pericolosità dei catturati era tutta da verificare: 210 sono stati rimessi in libertà. Ma le carte dicono anche altro. Innanzitutto confermano come i reclutatori di Al Qaeda sparsi per il mondo, quasi simultaneamente, inviano decine di «volontari» in Afghanistan a partire dai primi mesi del 2001. E’ chiaro che l’organizzazione stava chiamando a raccolta gli uomini in vista del grande scontro con gli Usa. Corriere.it pubblicato da latorredibabele
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