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Home » africaTag correlati: guerre, ambiente, inquestomondodisquali, infanzia, nigeria, cronaca, pena di morte, sequestri, bestie, scatti, tribu, droga, immigrazione, pedofilia, kenya
pubblicato da latorredibabele domenica, 27 gennaio 2008, 13:29 in africa, guerre
Con il machete, con i bastoni o con gli archi e le frecce avvelenate. Ogni arma è buona per uccidere il rivale politico in Kenya. La competizione elettorale si è trasformata in una guerra etnica. Negli ultimi quattro giorni quasi un centinaio di uomini sono caduti sotto la violenza dei sostenitoti del neo presidente Kibaki o dell'oppositore Odinga. Teatro delle violenze è stata ancora una volta la provincia occidentale della Rift Valley e in particolare la località di Nakuru, dove solo ieri si sono contate 45 vittime. Rift Valley è una delle principali roccaforti di Odinga e del suo partitola cui base è costituita dall'etnia dei Luo, ostile a quella dei Kikuyu cui appartiene Kibaki, rieletto il 27 dicembre scorso. Tra le vittime anche il sacerdote cattolico: padre Michael Kamau Ithodeka, massacrato a colpi di machete. Dopo la proclamazione di Kibaki, contestata da Odinga, sono iniziati violenti scontri che finora hanno causato oltre 800 morti e 260 mila sfollati. (...) Tra i due contendenti, sta provando a mediare l'ex segretario generale delle nazioni Unite Kofi Annan . Repubblica.it

Il mondo muore proprio dov'è nato. (...) Chi ancora ce la fa scappa dall’inferno. Ed e’ forse l’aspetto piu’ triste. L’esodo dei Masai, pastori e guerrieri belli e alteri, e’ arrivato fino alle porte di Nairobi, da dove vennero cacciati. Quasi la metafora, drammatica, di un mondo che muore proprio dov'è nato. (...) Alla fine del viaggio, attraversiamo la Rift Valley , smisurata, incredibile, emozionante. Qui, secondo gli scienziati, ha avuto origine la specie umana. E’ avvolgente, come una grande culla. Questa non puo’ essere la terra dell’inferno. Quasi nascosto, ecco verso est il parco Tsavo, territorio della tribu’ dei Kamba. Si’, eccola, e’ questa l’Africa. Quattro leonesse stanno preparando l’attacco a una mandria di bufali. L’astuzia contro la forza bruta. E’ scontato: anche stavolta vinceranno le regine della savana, cioe’ l’astuzia. Addentrandoci nel parco, incontriamo elefanti, zebre, struzzi, impala, oltre alle immancabili giraffe. Giochiamo con le scimmie. Al primo lago, scopriamo un miracolo della sopravvivenza. Gli ippopotami che convivono con i coccodrilli. Una volta si sbranavano. Adesso stanno insieme, vicini. E forse ci insegnano qualcosa. L’ennesima lezione della natura. Asante sana, Africa. Grazie. Kenya, dicembre 2000
pubblicato da scaccia giovedì, 10 gennaio 2008, 14:17 in africa
 Kenya
pubblicato da latorredibabele domenica, 16 settembre 2007, 20:18 in africa
Non avevano le scarpe da ginnastica i bambini che hanno preso parte all’ottava Marcia internazionale per la pace di Nairobi. Per la verità molti di loro non avevano nemmeno le scarpe. Così come non ce l’avevano i loro fratelli e sorelle più grandi. I più fortunati avevano gli stivali. Gli altri solo un paio di ciabatte infradito di plastica, quelle che noi mettiamo per andare in spiaggia quando fa molto caldo. Ieri a Nairobi invece faceva freddo e, al posto della nostra sabbia, c’era fango dappertutto. La pioggia insistente di questi giorni ha colto di sorpresa gli organizzatori della Marcia mettendone a serio rischio la realizzazione. Per tutta la notte della vigilia una pioggia torrenziale aveva scandito le ore esaurendosi solo alle prime luci dell’alba. Eppure, alle sette del mattino sono lì, nel cuore di Kibera, ad attendere l’arrivo della gente. A Kibera, la più grande baraccopoli dell’Africa che ospita tanta gente quanto l’Umbria, o ci vivi perché non hai alternative o ci vai quando c’è il sole per vedere l’inferno. Quando piove è peggio. Ma se non lo vedi non riesci nemmeno ad immaginartelo. Flavio Lotti

Ognuno di noi…ogni singolo individuo, può mostrare la via, far cadere la prima tessera del domino, spingere ad un azione comune,uno sforzo combinato,una creazione collettiva. e sciogliere quella “ freddezza del sentire” che rende possibili cose terribili e facilita così il loro accrescersi.La freddezza rende impermeabili, indifferenti.Si inceppano non solo i sentimenti dell’orrore..ma anche i sentimenti ,del rispetto, della compassione , della “responsabilità.” E’ solo con il” sentimento” che abbiamo la possibilità di percepire e reagire a quello che di smisurato sta accadendo.Io sono responsabile del mondo nel quale vivo.Due milioni di persone, uomini, donne, bambini senza casa, terra, identità, senza legami, radici, ricordi. Rinchiusi in campi profughi. Privati della dignità individualeIntorno guerre e violenze.Anni di stragi senza la speranza di un domani. Monica Guerritore
pubblicato da pinoscaccia domenica, 02 settembre 2007, 18:05 in scatti, africa

Quando il mio primo giornale, "Momento sera", ha chiuso (ero ragazzino) mi sono portato via per ricordo alcune foto che mi colpivano. Le sto riguardando in questi giorni. Questa per esempio è molto significativa. Ha quasi un secolo. Leggo la didascalia: "Congo belga, 1910 - punizione corporale in una piantagione". E' tratta dalla mostra fotografica "Rivoluzione del mondo moderno" organizzata dalla Fabbri editore. Considerate che il "mondo moderno" citato risale a occhio alle fine degli anni 60. E' incredibile come questa foto possa apparire tragicamente attuale. Certe scene nel mondo continuano ad avvenire. E si capisce pure perchè l'Africa è quella che è. Colonia supersfruttata e poi abbandonata dall'occidente, in questo caso i belgi. Con l'aggiunta della cattiveria e dell'ipocrisia perchè, come vedete, la punizione corporale è affidata agli stessi indigeni. Noi razza superiore neppure ci sporchiamo le mani. Chissà quel povero disgraziato che cosa aveva fatto in quella piantagione. L'importante è educare. Appunto.
pubblicato da latorredibabele venerdì, 27 aprile 2007, 22:22 in africa, guerre

Trecentomila morti in quattro anni di guerra, due milioni di sfollati. Il Darfur chiede aiuto al mondo. Domenica prossima si svolgerà il Global Day for Darfur, per la prima volta anche in Italia, a Roma, capitale, contemporaneamente ad altri cinquanta Paesi. nel mondo.Un primo risultato importante, ottenuto anche grazie all'impegno di Italian Blogs for Darfur, movimento per i diritti umani.
pubblicato da latorredibabele venerdì, 02 marzo 2007, 13:36 in africa, sequestri
Quindici turisti sono stati rapiti in Etiopia, nella regione dell'Afar, dove sono attivi piccoli gruppi di ribelli. Sulla nazionalità dei sequestrati c'è molta incertezza. Facevano parte di un convoglio di francesi e inglesi composto da quattro veicoli in viaggio in una zona desertiva nel Nord Est del Paese, nei pressi di Dallol, a 800 chilometri a nord di Addis Abeba. Fra loro c'è Rossana Moore, italo-inglese moglie di un funzionario del British Council. La notizia è stata confermata dagli inquirenti. (...) I gruppi di turisti erano stati organizzati dal tour operator 'Origins Ethiopia'. Repubblica.it Ne parlavamo giorni fa. I turisti fai-da-te. Ovviamente auguriamo a questo gruppo di risolvere presto e felicemente l'avventura, ma la domanda resta (e per fortuna stavolta non sono italiani, i fessi non hanno nazionalità): ma come cavolo si fa ad andare, adesso, in vacanza in Etiopia? Poveri aspiranti rambo (e agenzie criminali).
Un architetto genovese di 60 anni, Alfonso D'Arco, da mesi e' in carcere in Eritrea. La denuncia arriva dal fratello che chiede aiuto. La notizia
D'Arco è in attesa di processo, ma essendo il paese "ospitante" in guerra, la giustizia avrà tempi molto lunghi...e intanto rimane in un carcere eritreo per non si sa quale reato, nemmeno i familiari sanno quale sia il capo di imputazione e la polizia si rifiuta di giustificare l'arresto! Alfonso lavora da anni in Eritrea, segue opere archittettoniche e segue diversi cantieri. Non si sa niente più di questo, ma non possiamo lasciarlo tra quattro mura senza possibilità di avere assistenza legale, appoggio familiare. Nessuno vorrebbe essere dimenticato in carcere specie in un Paese straniero. Qui la mail del Ministero degli Esteri: relazioni.pubblico@esteri.it qui invece la mail dell'ambasciatore italiano in Eritrea, Gaetano Martinez Tagliavia: ambasciata.asmara@esteri.it . Fabio Claudia Banca dei Favori
E intanto loro stanno sempre in Nigeria. I ribelli nigeriani del Mend hanno inviato nuove foto dei tre tecnici, due italiani e un libanese, rapiti il 7 dicembre: Cosma Russo, contrattista Naoc di Plantgeria, Francesco Arena (area manager di Swamp) e Imad Saliba della società di catering Abed.In un comunicato diffuso via mail, il Mend ha indicato che si tratta di «nuove immagini degli ostaggi, scattate il 20 gennaio 2007». Si tratta di tre primi piani, uno per ogni rapito, e di due foto di gruppo in cui gli ostaggi appaiono in mezzo alla giungla in piedi, tranquilli e quasi sorridenti anche se con le barbe lunghe. Un terzo italiano rapito, Roberto Draghi, è stato rilasciato la sera del 17 gennaio ed è rientrato in Italia. Il Messaggero
pubblicato da latorredibabele lunedì, 08 gennaio 2007, 21:12 in ambiente, africa
La desertificazione è considerata dall'Onu l'emergenza più grave degli ultimi decenni, non solo per le sue caratteristiche di processo quasi irreversibile, ma anche per le conseguenze devastanti sulla vita di intere popolazioni, tanto che l'Onu stima in 135 milioni le persone che rischiano di diventare profughi per cause ambientali. Sono considerate aride o a forte rischio di inaridimento il 40% delle terre emerse. A rischio di sopravvivenza sedici milioni di persone. Ansa

Kenya, dicembre 2000 - Questo e’ territorio dei Turkana, una tribu’ che per sete, e per fame, sta scomparendo. Attraversiamo questo mare di sabbia gialla e asciutta e una terra cosi’ secca da spaccarsi. Pensare che quando pioveva in questa piana, Lottikipi, l’erba era cosi’ alta che non si vedeva l’orizzonte. Adesso quelli che erano fiumi sono sentieri bruciati dal sole. Seguiamo le tracce della grande fuga dei Turkana attraverso le carcasse degli animali. Ritroviamo quel che resta della tribu’ vicino agli ultimi pascoli. Il capo villaggio si chiama Keyonga Loowa. Grida il suo appello disperato: "Mungu, Dio, ha buttato le chiavi dell’acqua. Stiamo morendo tutti. Non importa per noi che siamo vecchi. Ma muiono anche i bambini. E non è giusto che devono ancora vivere la loro vita. Ma non si puo’ vivere così, senza acqua e senza cibo. Venite e salvarci, il mondo ha il dovere di salvarci". La fiducia non e’ tanta, se a pochi passi si continua pregare Mungu, Dio. Ecco, questa e’ la danza della pioggia. (...) Viaggio in Africa
pubblicato da latorredibabele domenica, 24 dicembre 2006, 18:22 in africa
pubblicato da latorredibabele mercoledì, 13 dicembre 2006, 21:55 in africa
Una missione Onu per accertare i massacri e gli abusi compiuti in Darfur sui civili, soprattutto su donne e bambine. La decisione è stata presa oggi dal Consiglio Onu per i Diritti Umani. I delegati dei 47 Paesi membri dell'organismo Onu, convocati nella sede di Ginevra nella prima sessione speciale sulla crisi umanitaria in Darfur, hanno approvato la proposta di affidare al presidente del Consiglio, Luis Alfonso de Alba, la scelta delle cinque persone "altamente qualificate" che faranno parte della missione guidata dal Relatore speciale Onu per il Sudan. La regione occidentale del Sudan è teatro dal 2003 di un sanguinoso conflitto che vede le milizie arabe dei janjaweed, sostenute dal governo sudanese, accanirsi sulle popolazioni non musulmane. Il conflitto ha fatto oltre 200.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati. Non ha conseguito risultati significativi il contingente di pace dell'Unione africana forte di appena 7.000 uomini. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva deciso l'invio di un contingente di oltre 20.000 caschi blu, ma il governo di Khartum si è opposto al loro dispiegamento. Repubblica.it
pubblicato da latorredibabele giovedì, 16 novembre 2006, 15:29 in ambiente, africa
L' Italia parteciperà al tentativo di ricostruzione ambientale e umanitaria di una delle più incredibili bidonville del mondo, quella di Korogocho a Nairobi (Kenia), dove un milione di persone vive intorno alla piu grande discarica del pianeta, 125 ettari di spazzatura, una montagna alta 30 metri. Il ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio oggi, nello ambito della conferenza mondiale sul clima in corso a Nairobi, ha firmato un accordo di cooperazione fra Italia e Kenia in materia ambientale, e fra gli interventi da realizzare ha previsto anche progetti in favore dello slum di Korogocho, coinvolgendo la popolazione e i padri comboniani che vivono con loro. Italia punta a realizzare forme di energia rinnovabile per una popolazione che, oltretutto, vive senza energia elettrica. Ansa.it

(...) Il viaggio finisce con il grande vecchio. Mousa e’ un miracolo vivente perche’ ha ottanta anni mentre qui al massimo si arriva a quaranta. Lo spirito e’ ancora forte. “Vi pare bello qui? No, e’ molto brutto. Ma questi signori si vogliono o no decidere a pensare a noi, a costruirci le case, a darci da mangiare, a curarci? Ma pensate che questa sia vita?”. Dentro la discarica di Korogocho
pubblicato da latorredibabele domenica, 12 novembre 2006, 17:33 in africa

Alcuni masai sulle pianure alle falde del Kilimajaro, Kenya. Le Nazioni Unite - che stanno tenendo una conferenza internazionale sul cambio di clima a Nairobi - reputano che la colpa dello sciolgimento delle nevi sul Kilimanjaro sia attribuibile al riscaldamento globale collegato all'utilizzo dei carburanti di orgine fossile. Africa, un continente che muore Chi ancora ce la fa scappa dall’inferno. Ed e’ forse l’aspetto piu’ triste. L’esodo dei Masai, pastori e guerrieri belli e alteri, e’ arrivato fino alle porte di Nairobi, da dove vennero cacciati. Quasi la metafora, drammatica, di un mondo che muore proprio dove e’ nato (Viaggio in Kenya, 2000).
La fame nel mondo non cala, anzi. Secondo il Rapporto Annuale della Fao sullo Stato di Insicurezza Alimentare (Sofi), appena pubblicato, nel periodo 2001-03, 854 milioni di persone sono risultate sottoalimentate nel mondo, lo stesso numero del periodo 1990-1992. A dieci anni di distanza i maggiori progressi sono stati registrati nell'America Latina che è passata da un tasso di sottalimentazione del 13% al 10%, anche se per il Venezuela si segnala una crescita dall'11% al 18%. Anche in Cina c'è stato un calo dal 16% al 12%, mentre la situazione resta preoccupante per la fascia dell'Africa centrale dove c'è stato un aumento preoccupante della percentuale di sottoalimentazione, schizzata del 20%, dal 36% al 56%. In particolare, risultano in netto peggioramento le percentuali della Repubblica democratica del Congo (dal 31% al 72%), dell'Eritrea (dal 68% al 73%) e del Burundi, (dal 48% al 67%). L'agonia dell'Africa
pubblicato da latorredibabele lunedì, 18 settembre 2006, 22:24 in africa
 Mohamed Mahmoud sorride alla macchina fotografica. Seduto di fronte alla sua capanna – un cumulo compresso di rifiuti di plastica e di vetro, issato su una precaria impalcatura di canne – cinge le spalle del figlio di tre anni. La famiglia è il bene più prezioso che ha. Un tempo Mohamed era uno degli uomini più ricchi del suo villaggio, nel sud del Darfur, proprietario di quindici capre, di un gregge di venti animali e di dieci sacchi di miglio, immagazzinati dal raccolto precedente. Tutto ciò esisteva sino ad una mattina di quattro mesi fa, quando, all’alba, sono arrivati i soldati a fare razzia, uccidendo suo fratello, bruciandogli la casa e saccheggiando grano e bestiame. Tutta la famiglia dovette fuggire a Sekeley, vicino al villaggio di Nyala, dove oggi vive in un campo insieme ad altri 8.500 profughi, in gran parte vittime di un conflitto che sarebbe dovuto finire a maggio con la firma dell’Accordo di Pace del Darfur. Storie come quella di Mohamed hanno commosso l’opinione pubblica, mobilitato politici e celebrità spingendoli a partecipare a marce e veglie di preghiera per chiedere pace e soccorsi per le vittime del Darfur. Ma chiunque abbia seguito attentamente le vicende di questa martoriata regione lo sa: la pace non è ancora arrivata. Corriere.it
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