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BlogFriends Raggiunti i mille iscritti nello spazio dedicato alla web community
pubblicato da latorredibabele giovedì, 15 febbraio 2007, 20:20 in albania

Viaggio in Albania, dove il Medioevo non appartiene del tutto al passato. Un reportage esclusivo di Tv7 con l'inviato Pino Scaccia per la prima volta nelle case delle famiglie soggette al Kanun, la legge della vendetta che consente l’uccisione di parenti di chi si è reso colpevole di omicidio. Oltre mille nuclei familiari, nel Nord del Paese, vivono costretti a tenere i figli segregati in casa. Raiuno, domani 23.20.
pubblicato da pinoscaccia martedì, 13 febbraio 2007, 14:49 in albania
Tirana - Lascio l'Albania sotto un diluvio, torno a casa lasciando il paese delle aquile alle prese con le elezioni amministrative che potrebbero cambiare, come da noi, il futuro politico (e non solo) dei nostri vicini di casa. Anche qui si è divisi a metà, è uno strano momento evidentemente per il mondo, come se fosse spaccato in due. Leggo di un nuovo attentato in Libano, dell'ennesima strage in Iraq, dei fantasmi balcanici, della follia nel Paese più grande del mondo dove sono tutti armati. Pensieri molteplici e confusi. Cerco di saperne di più soprattutto su queste nuove br che forse non hanno capito innanzitutto che, appunto, il mondo è cambiato . Un mio amico ha ridotto tutto a una battuta micidiale: "non ci sono più i terroristi di una volta". La storia va avanti, comunque. A prescindere da noi. Nessuno è più come una volta.
pubblicato da pinoscaccia domenica, 11 febbraio 2007, 20:01 in albania
Tirana (Albania) - La tribù mi aveva ricordato di aver pubblicato su BlogFriends la curiosa iniziativa di un ristoratore di Tirana per le feste di Natale: un albero tutto fatto di spaghetti. Avevo promesso di andare a cercare notizie. Oggi l'ho fatto, fedele agli impegni. Il ristorante si chiama "Gambero rosso" , sta vicino al lago artificiale, a nord della città oggi invasa dalle famigliole in cerca di sole, e l'idea, che ha fatto il giro del mondo, è venuta a Giovanni, un albanese sveglio e simpatico che è stato quindici anni in Italia, a Bibbione, dopo aver frequentato la scuola alberghiera di Aviano. Un tributo all'Italia, naturalmente, ma anche un modo per sfogare una fantasia che già propone per il prossimo Natale un'altra sorpresa che mi ha chiesto di tenere riservata. L'albero, come vedrete nella foto nei commenti, non c'è più, l'hanno bruciato il 6 gennaio, a feste finite. "Vale una volta", ha detto Giovanni che già di suo è un tipo particolare con un nome che, quando è nato (sotto il regime) era vietato. Insomma, figlio d'arte. Abbiamo parlato molto del futuro dell'Albania. Se fossero tutti come lui, il futuro sarebbe già presente.
pubblicato da pinoscaccia sabato, 10 febbraio 2007, 23:23 in albania

Valona (Albania) - C'è fretta. Fretta di togliersi di dosso quel vestito di capitale degli scafisti nota a tutto il mondo. C'è fretta, anche, di trovare un altro sistema per sbarcare il lunario abituati come sono qui a fare tanti soldi e subito. Ma con l'Albania ormai diventata uno Stato vero non è più possibile essere una repubblica a se stante e allora c'è solo un sistema per imboccare una nuova via dell'economia: il turismo. Il posto è realmente incantevole, mancano soltanto le strutture. E allora ecco la fretta di costruire, di ridisegnare il nuovo volto di Vlora. Dopo aver trascorso con i ribelli mesi e mesi durante la rivolta delle piramidi, sono tornato due anni fa e già l'avevo trovata cambiata, anche stavolta sono evidenti i passi avanti, ma ancora non è pronta. "Forse tra un anno", dicono. E magari puntano pure sul fascino della fama criminale per aggiungere un'attrazione. Ma da qui i gommoni, ormai, non partono più. Forse.
pubblicato da pinoscaccia giovedì, 08 febbraio 2007, 23:54 in albania
Skutari (Albania) - Oggi ho visitato un'altra famiglia. Numerosa. Anzi tre famiglie, rinchiuse nella stessa casa: diciotto persone in tutto. Sono segregate da sei anni, da quando il nipote del capofamiglia ha ucciso un uomo. Per evitare la vendetta, secondo la legge del Kanun, tutti i parenti sono sepolti vivi, sette famiglie in tutto. Qui ne troviamo una parte: il vecchio Jon con i figli e i figli con le mogli e i loro figli, Il più grande ha sedici anni, non va più a scuola, ha un futuro bloccato perchè lo zio deve stare altri otto anni in galera. Poi ci sono i piccolini, Matteo che ha quattro anni e Mario che ne ha tre, che non sono mai usciti perchè la legge è scattata prima che nascessero. Una scia scellerata dove si è infilato Denis, l'ultimo arrivato, appena due mesi fa. Vivono, tutti e diciotto, con ottanta euro al mese. Mi dice il nonno: "Non mi importa di me, ma io Anton lo devo far scappare, non può morire qui dentro". Anton è quello che ha sedici anni. E sperava di diventare calciatore. Ci ha chiesto aiuto. Come se fosse possibile.
pubblicato da pinoscaccia mercoledì, 07 febbraio 2007, 23:54 in albania
Vignel (Albania) - Per arrivarci bisogna attraversare due volte il fiume Drini, fare decine di chilometri in auto su una sorta di mulattiera e almeno un chilometro a piedi, fra rocce e torrenti e fango. Alla fine arrivi a una casa nascosta dove trovi una donna, Vera, e cinque bambini praticamente sepolti vivi. Sono vittime della legge del Kanun, o codice della vendetta. Marin Vathi era il capo villaggio: cinque anni fa ha ucciso un uomo per vendicare la morte del fratello, rispettando tradizioni che risalgono al quinto secolo: "il sangue va lavato con il sangue": Ma non è più tempo del principe Lek, l'Albania è diventata uno Stato, e così Marin è stato condannato per omicidio. Deve ancora stare in galera dieci anni. Ma di pari passo alla legge dello Stato da queste parti, in montagna, sono ancora valide le regole medioevali così i suoi figli maschi per non incorrere nella vendetta, per non rischiare di essere uccisi dai parenti dell'ultima vittima della faida, devono autosegregarsi. Nella famiglia Vathi ci sono tre bambine (Sidorella di dodici anni, Aurela di otto e la più piccola, Spresa che in albanese significa speranza, che ha cinque anni nata proprio appena il padre è entrato in carcere). E poi due maschi: Pashk di dodici anni e il più grande, Fler, di quattordici. "E' molto triste vivere così - mi ha detto Fler -, non posso andare a scuola e il mio unico compito è di far sopravvivere le piccoline". Vera è una donna forte, ma sta al limite: "Non posso sperare che in Dio e nell'aiuto dei vicini. Prendiamo 2700 lek al mese, venticinque euro, di sussidio. Faccio il pane da sola, ho solo qualche gallina e i piccioni. Avevamo un maiale e l'ho dovuto vendere. I miei figli, nessuno di noi, può lavorare. Da cinque anni viviamo così e ne abbiamo ancora il doppio davanti". Una situazione allucinante comune ad altre settecento famiglie solo qui al nord, nella provincia di Scutari. Almeno duecento bambini in età scolare non sono mai usciti di casa. Chi può scappa dall'Albania. Gli altri non possono che affidarsi al perdono, come previsto dal Kanun, cioè alla generosità dell'altra famiglia. Alle soglie del tremila.
pubblicato da pinoscaccia martedì, 06 febbraio 2007, 17:22 in albania
Skutari (Albania) - Per capire se ci sono stati cambiamenti bisogna venire qui, al nord, dove l'Albania comincia. Questo è il fiume Buna, al confine con il Montenegro, canale di traffici di ogni genere, da decenni. Si è sempre traghettato di tutto, bambini compresi. Mi dicono che adesso la situazione è cambiata, che dall'altra parte si va solo per turismo. Può esser vero perchè i cambiamenti di Skutari sono evidenti, ma soprattutto si stanno facendo progressi incredibili sul piano delle comunicazioni. Le strade sono sempre stata l'angoscia e il limite dall'Albania. Una volta per venire qui da Tirana ci volevano tre ore, facendo lo slalom tra le buche, adesso ci vuole la metà e le buche sono sparite. Come insegnano gli antichi romani le vie sono importanti per i rapporti e già, dunque, è un grande passo. Bisogna ancora cambiare la cultura, però. Da queste parti vale ancora la legge di Kanun, come nel Medioevo, e pochi volenterosi stanno cercando finalmente di abbatterla. Per andare avanti servono le gambe, ma soprattutto la testa. E la svolta è sicuramente più complicata.
pubblicato da pinoscaccia lunedì, 05 febbraio 2007, 18:29 in albania
Durazzo (Albania) - Li ha fatti costruire Oxa, dittatore duro e un pò matto, nel suo interminabile regime per difendersi da improbabili nemici. Ottocentomila bunker, disseminati per tutta l'Albania, diventando quasi il simbolo di una terra chiusa, arroccata su se stessa. La musica è cambiata ma siccome costa un sacco di soldi toglierli allora la gente che si è inventata? Li usa. Eccone uno fra i più grandi sulla spiaggia di Durazzo: tutto colorato è diventato un piccolo pub dove la sera i giovani accorrono per bere una birra. E' una foto altamente significativa dell'Albania che cambia e anche un gridolino di speranza per tutti i bunker, fisici e virtuali, del mondo (e ce ne sono ancora tanti). Basta una spruzzatina di colori e il monumento alla guerra diventa un luogo addirittura di festa. Su questa storia dei bunker nella vecchia Torre avevamo giocato un pò. Nei commenti potete ritrovare il dibattito scherzoso provocato da una battuta. Era la fine di settembre del 2004, poco più di due anni fa. Eppure sembra passato, anche da allora, tanto tempo. Perchè, vedrete, non ci si andava più a nascondere ma quella massa di comento era ancora irrimediabilmente, tristemente grigia.
pubblicato da pinoscaccia domenica, 04 febbraio 2007, 22:32 in albania
Tirana (Albania) - La prima volta ci sono venuto ai tempi di Oxa e non si poteva fare neppure una fotografia. La seconda volta nel 1991 (l'invasione) e si potevano fare appena le foto. La terza volta nel 1997 (rivolta delle piramidi) si poteva fare tutto, anche morire, perchè c'erano più armi che persone. Poi sono venuto molte altre volte, pian piano l'ho sentita quasi casa mia, ma quando l'ho vista veramente trasformata è stato un paio d'anni fa con la capitale colorata e festante, il lungofogna diventato quasi un lungosenna, una vita normale, anzi frizzante. Ci torno adesso e trovo che ancora ha fatto passi in avanti grazie a un sindaco artista e alla voglia di entrare in Europa. In questi giorni tornerò a girarla in lungo e in largo, partendo da Skutari al nord per finire a Valona al sud. Naturalmente, anche stavolta, è un viaggio che faremo insieme.
pubblicato da latorredibabele venerdì, 24 novembre 2006, 18:24 in albania
Diciotto Paesi membri, tutti quelli provenienti dall’ex Unione Sovietica e dalla disciolta Jugoslavia. Nove il prossimo anno faranno parte dell’Europa, gli altri ambiscono ad entrare presto nell’Unione. Al centro l’Italia promotrice dell’Ince, l’iniziativa centro europea. Insieme per un lavoro comune soprattutto sulla democratizzazione di alcuni Paesi che stanno indietro rispetto agli altri. Presenti i capi di Governo, vertice oggi a Tirana nell’anno di presidenza albanese. Presente per l’Italia il ministro della Giustizia Clemente Mastella il quale ha affrontato fra l’altro con il primo ministro albanese Berisha il problema del crescente traffico di droga verso il nostro Paese, con la Macedonia la possibilità d’inviare un magistrato italiano antimafia e con la Bielorussia il ripristino dei rapporti nelle adozioni.

Tirana - Ritorno velocissimo in Albania, terra che in qualche maniera ho nel sangue dopo averci passato molto tempo e sempre in situazioni difficili. Dopo i periodi bui, l'avevo già riscoperta piena di colori. Ha fatto ancora passi avanti, anche se è ancora presto per dirsi europea: mancano troppe cose, manca soprattutto ancora la mentalità. Mastella ha avuto la prova che è ripreso, anche se in minima parte, il traffico di esseri umani ma soprattutto è il mercato della droga che sta avendo uno scellerato sviluppo. Insomma, la facciata adesso è pulita ma c'è ancora molto da lavorare nel sommerso. Manca un'economia trainante e i soldi si fanno ancora, pare, allo stesso modo di una volta. La storia tra l'altro spesso insegue se stessa e oggi ho ritrovato in sella quel Berisha per cui l'Albania andò letteralmente in fiamme. Ha ripreso il potere democraticamente, segno che gli albanesi lo vogliono. Forse a Valona non sono molto d'accordo, ma sono due le cose: o Tirana adesso ha la forza d'indirizzare la politica oppure Berisha ha restituito i soldi delle piramidi. Resta un mistero. Forse.
Tre giovani immigrati macedoni di 20-25 anni sono stati trovati morti ieri sera all'interno di un camion con rimorchio, sbarcato nel porto di Bari da un traghetto proveniente da Durazzo. Trasportava un carico di silicio. Il conducente del tir, identificato grazie ai documenti trovati nel camion, è scappato quando si è reso conto che erano in corso ispezioni sul mezzo. Il traghetto, partito alle 8 di lunedì dal porto di Durazzo, sarebbe dovuto ripartire in serata dallo scalo barese.La polizia di frontiera di Bari ha avviato immediatamente le ispezioni, scoprendo il camion con i cadaveri dei tre, completamente anneriti dal silicio. Secondo il medico legale, la morte risalirebbe a diverse ore fa, sarebbe quindi avvenuta per asfissia durante la traversata. Corriere.it
Adesso lavora di giorno, dalle undici di mattina alle cinque di pomeriggio. Va con venti, anche trenta clienti ogni giorno. Trenta euro a volta. Una sera Sava mi ha raccontato la sua storia. Ecco la prima parte di quell’incontro, per dimostrare che fare la prostituta non e’ mai una scelta.
"Sono venuta in Italia col mio ragazzo. M'ha detto di fare la cameriera, poi son cominciate le botte. Mi ha chiesto di lavorare per strada, di lavorare per lui". Si chiama Sava, e' albanese. Ha diciotto anni, ma ne dimostra molti di meno. Forse i clienti la cercano proprio per questo. Sava si prostituisce da quando aveva sedici anni. Come tante altre albanesi, venute in Italia con un sogno. Il sogno di una terra di ricchezza, dove la vita e' piu' facile, dove il benessere e' a portata di mano, dove i premi distribuiti con larghezza dalla fiera televisiva - captata e consumata in patria - avrebbero sfamato centinaia di famiglie albanesi. Poi la realta'. Un paese diverso, troppo diverso. Le ragazze arrivano in Italia portate da un amico, da un parente. Piccole bande: cinque, sei persone, spesso della stessa famiglia. Nei centri di prima accoglienza per minori gli albanesi sono diventati la maggioranza. Adolescenti abbandonati, ma anche ragazze che in un modo o nell'altro sono uscite dal giro e si sono sottratte allo sfruttamento. Per alcune di loro il rimpatrio e` una liberazione. Per altre un'inutile gita. Torneranno, perche` questa, ormai, e` la loro vita, il loro destino. E ad accoglierle troveranno gli stessi uomini che avevano lasciato, pronti a ributtarle sul marciapiede. I protettori albanesi sono violenti, tra di loro e con le loro donne. Per chi si ribella oltre alle botte e alle minacce c'e` lo sfregio albanese, una coltellata in fronte, sull'attaccatura dei capelli. Cosi`il viso non viene deturpato e la donna puo` garantire il solito giro d'affari.
E' nei messaggi fatti arrivare alla famiglia da un misterioso informatore la prova che Denise e' viva ed e' in mano ai nomadi. I messaggi, che sono cominciati ad arrivare poco dopo la scomparsa della bambina da Mazara, il primo settembre scorso, sembravano al principio semplici manifestazioni di solidarieta'. Ma quella stessa persona, continuando a comunicare attraverso telefonate ed e mail alla famiglia della bambina, ha cominciato a fornire via via elementi sempre più interessanti e attendibili sulle modalità della scomparsa di Denise e sul fatto che fosse in vitta. I messaggi sono proseguiti con regolarita' anche nel periodo, dal primo novembre scorso ad oggi, in cui nessuna novita' sulla scomparsa della bambina veniva comunicata ai mezzi di informazione. A confermare l'attendibilità delle comunicazioni il fatto che questa persona, vicina all'ambiente dei nomadi, fosse a conoscenza di alcuni dettagli relativi alla sparizione di Denise mai comunicati alla stampa e noti a un gruppo ristrettissimo di persone. L'ultimo messaggio del misterioso informatore risale a un mese e mezzo fa circa, piu' di tre mesi dopo che la guardia giurata effettuo' le riprese a Milano della bambina riconosciuta dalla madre come Denise. Il messaggio forniva elementi tali da far ritenere che a quell'epoca denise fosse certamente viva e in mano ai nomadi. Oggi, il sospetto e' che pero' Denise sia ormai all'estero, e secondo voci inisistenti probabilmente in Albania o in Kosovo. (dal Tg1 di stasera)
Aperta in Albania un'inchiesta su un presunto traffico di minori, sottoposti anche a trapianti illegali. Si indaga sulla scomparsa di circa 2 mila bambini, trasferiti illegalmente in Grecia e in Italia, per essere sottoposti a trapianti. Ma sarebbero milioni i bambini in vendita, ridotti in schiavitu' o usati per il traffico illegale di organi in tutto il mondo, secondo i dati riportati nel gennaio scorso dal dossier Fides, l'agenzia vaticana per l'evangelizzazione dei popoli, che ha dato il via al troncone italiano dell'inchiesta, seguita dal pubblico ministero romano, Adelchi D'Ippolito. Il traffico d'organi >>>
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