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Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità ProfessioneReporter
pubblicato da pinoscaccia martedì, 11 dicembre 2007, 21:00 in algeria
Al Qaida per il Maghreb islamico ha rivendicato con un comunicato diffuso su internet i due attentati di questa mattina ad Algeri. Un nuovo 11 del mese di sangue in Algeria dove due autobombe, di cui almeno una kamikaze, sono esplose ad Algeri facendo una strage. Confuso il bilancio delle vittime: almeno 67 morti e un centinaio di feriti, secondo fonti ospedaliere. Ma il ministro dell'interno Yazid Zerhouni ha detto che il bilancio provvisorio dei due attentati ad Algeri è di 22 morti, 12 dei quali hanno perso la vita nell'attacco contro la sede dell'Unhcr, e 177 feriti. Ansa.it
Algeri, maggio 2007 . Li chiamano quelli della montagna. La montagna è Tassadort, nella Cabilia, un centinaio di chilometri da Algeri, rifugio della nuova frontiera di al Qaeda. Letteralmente circondati dall’esercito lì sarebbero concentrati non meno di mille e cinquecento terroristi devoti di bin Laden, pronti dal Maghreb a scatenare una nuova, pesante offensiva contro quelli che definiscono i “templi degli infedeli”, Italia compresa. Sono i reduci dello storico gruppo salafita algerino che dal gennaio di quest’anno hanno cambiato nome e strategia. Ora si chiamano “Al Qaeda per il Maghreb” e operano, oltre che in Algeria, soprattutto in Marocco e in Tunisia dove hanno già messo in atto almeno dieci attentati gravi. Ma secondo il leader Abdel Wudud, l’intenzione è quella di partecipare alla lotta globale del terrorismo islamico contro l’Occidente. La lista dei kamikaze sarebbe molto lunga. “Colpiremo anche l’Italia nemica dell’Islam, una piccola America” minaccia Wudud. La presenza e il passaggio di elementi maghrebini nel nostro Paese sono del resto confermati da Jelassi Riad, il primo pentito del terrorismo islamico, che in corte d’assise a Milano, ha dichiarato che dopo i campi scuola in Afghanistan, alcuni attentatori suicidi hanno scelto l’Italia come base prima di tornare nel nord Africa a colpire. I gruppi che aderiscono al nuovo scellerato progetto terroristico sotto il cartello di al Qaeda sono una quarantina. Con una vocazione. Diventare il nuovo polo mondiale di aggregazione dei cosiddetti martiri. Senza dettare ordini, ma ispirando la guerra santa. Il nuovo regno di Al Qaeda
pubblicato da latorredibabele giovedì, 06 settembre 2007, 22:11 in algeria
L'attentato suicida commesso a Batna, nell'est algerino, ha causato 15 morti e 114 feriti, e il kamikaze voleva colpire il corteo del presidente Abdelaziz Bouteflika, atteso in visita nella città, 430 km circa a sud est di Algeri. Lo ha annunciato la tv di Stato algerina. Il kamikaze si è mischiato alla folla che attendeva il presidente Abdelaziz Bouteflika, che stava completando un giro d'ispezione in un dipartimento dell'Algeria orientale. Bouteflika però non si trovava sul luogo al momento dell'attentato. Scoperto dalla gente, l'attentatore - hanno riferito testimoni - ha allora anticipato la sua azione, facendo detonare la carica che aveva addosso prima dell'arrivo del presidente. Immediatamente informato dell'attentato, Bouteflika si è recato all'ospedale della città per far visita ai feriti. Corriere.it Reportage dall'Algeria
pubblicato da latorredibabele mercoledì, 01 agosto 2007, 18:13 in terrorismo, algeria
Il rischio di attacchi ai contingenti italiani che operano all'estero «ha acquisito particolare concretezza». È quanto sostengono i servizi segreti nella relazione sulla politica informativa e della sicurezza. «La principale minaccia - sottolineano i servizi - è rappresentata da attacchi contro il personale impegnato nelle missioni militari all'estero o che opera in aree di crisi (...). L'attentato contro il contingente spagnolo di Unifil 2 in Libano, richiama l'attenzione sull'eventualità che analoghi rischi riguardino il contingente italiano». Corriere.it
Algeri. Li chiamano quelli della montagna. La montagna è Tassadort, nella Cabilia, un centinaio di chilometri da Algeri, rifugio della nuova frontiera di al Qaeda. Letteralmente circondati dall’esercito lì sarebbero concentrati non meno di mille e cinquecento terroristi devoti di bin Laden, pronti dal Maghreb a scatenare una nuova, pesante offensiva contro quelli che definiscono i “templi degli infedeli”, Italia compresa. Sono i reduci dello storico gruppo salafita algerino che dal gennaio di quest’anno hanno cambiato nome e strategia. Ora si chiamano “Al Qaeda per il Maghreb” e operano, oltre che in Algeria, soprattutto in Marocco e in Tunisia dove hanno già messo in atto almeno dieci attentati gravi. Ma secondo il leader Abdel Wudud, l’intenzione è quella di partecipare alla lotta globale del terrorismo islamico contro l’Occidente. La lista dei kamikaze sarebbe molto lunga. “Colpiremo anche l’Italia nemica dell’Islam, una piccola America” minaccia Wudud. La presenza e il passaggio di elementi maghrebini nel nostro Paese sono del resto confermati da Jelassi Riad, il primo pentito del terrorismo islamico, che in corte d’assise a Milano, ha dichiarato che dopo i campi scuola in Afghanistan, alcuni attentatori suicidi hanno scelto l’Italia come base prima di tornare nel nord Africa a colpire. I gruppi che aderiscono al nuovo progetto terroristico sotto il cartello di al Qaeda sono una quarantina. Con una vocazione. Diventare il nuovo polo mondiale di aggregazione dei cosiddetti martiri. Senza dettare ordini, ma ispirando la guerra santa.
pubblicato da pinoscaccia lunedì, 21 maggio 2007, 00:59 in algeria
Dici: che bello viaggiare. Mica sempre. Prendi per esempio un volo di ritorno da Algeri a Roma. Stai alla mattina, comodo, all'aeroporto, pregusti già un pezzo di Italia volando con la compagnia di bandiera, volo diretto e pranzetto finalmente con i sapori di casa. Ma le signorine hostess sono agitate a Fiumicino, mica sciopero, quello è un diritto sacrosanto, ma agitazione così un sacco di voli sono cancellati. Compreso il nostro. Ad Algeri mica è facile cambiare programma con gli angeli custodi già convinti di essersi sbarazzati di quei giornalisti impiccioni e invece ancora non in condizioni di mollarli, perchè mica partono. Per fortuna c'è un altro aereo per Milano. Per farla breve invece del pranzo saltiamo anche la cena perchè siamo arrivati adesso. Ma già aver superato l'incubo dei bagagli "smarriti" a Malpensa è un grande risultato. Insieme a un'altra soddisfazione. Aver condiviso i disagi con altri tre colleghi italiani, compresa Giuliana Sgrena con cui si è parlato di tutto meno che di Iraq. E di sequestri. Questione di rispetto.
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