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pubblicato da latorredibabele
Il premio Nobel per la pace Nelson Mandela, ex presidente sudafricano, simbolo della fine dell’apartheid, compare sulla lista delle persone sospettate di legami con il terrorismo del governo americano e per entrare negli Stati Uniti ha bisogno di uno speciale permesso. La questione, della quale parla il quotidiano Usa Today, è definita «imbarazzante» dal segretario di Stato americano Condoleezza Rice e un pool di esponenti del Congresso promettono una soluzione in tempi brevi. Il problema non riguarda solo Mandela, che ha 89 anni, ma altri membri dell’African National Congress, il movimento anti-apartheid che ora esprime il governo di Johannesburg. Negli anni Settanta e Ottanta, l’Anc era bollato come un’organizzazione terroristica dalla minoranza bianca del Sudafrica, un’etichetta che aveva conseguenze anche in altri Paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Le liste dei sospetti di terrorismo non sono mai state aggiornate e Rice ha ammesso, nel corso di una audizione al Senato, che il suo dipartimento ha dovuto concedere speciali nullaosta per consentire a Mandela di entrare negli Stati Uniti. Mandela è uscito dal carcere nel 1990 dopo 27 anni di prigionia e nel 1994 è stato eletto primo presidente nero del Sudafrica. A lui gli Stati Uniti riservano sostanzialmente lo stesso trattamento che avrebbero i membri di Hamas. Corriere.it
pubblicato da latorredibabele
Sentenza chock a New York: tre poliziotti sono stati assolti dall'accusa di avere ucciso un giovane nero disarmato alla vigilia del matrimonio. Sean Bell, 23 anni, padre di due bambini, venne raggiunto da 50 colpi sparati a raffica dagli agenti. Al termine di un processo durato due mesi, la Corte Suprema dello stato di New York a Queens ha dichiarato Michael Oliver, Gescard Isnora e Marc Cooper non colpevoli di tutti i capi di accusa. Il 25 novembre del 2006 Bell era stato preso di mira quando con due amici, Joseph Guzman e Trent Benefield, lasciava un locale di spogliarello, dove aveva trascorso la notte prima del matrimonio. Il caso aveva provocato sdegno e proteste nella comunità afro-americana di New York. Ora si temono violenxze. Repubblica.it
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato luce verde a tre esecuzioni - in Alabama, Mississippi e Texas - segnando la fine della moratoria di fatto che si era creata negli Stati Uniti per sette mesi. La decisione presa la scorsa settimana dai giudici della Corte Suprema di non dichiarare 'crudele e inumano' il metodo di esecuzione per iniezione letale ha di fatto rimesso in attività i boia negli Stati Uniti. La Corte Suprema ha respinto gli appelli di tre condannati a morte - Thomas Arthur in Alabama, Earl Wesley Berry in Mississippi e Carlton Turner in Texas - le cui esecuzioni erano state sospese nei mesi scorsi in attesa che la stessa Corte Suprema decidesse sulla costituzionalità del metodo della iniezione letale. Altri sette condannati a morte hanno visto oggi scadere il rinvio della loro esecuzione ma per loro non esiste ancora una data fissata per l'appuntamento col boia. L'iniezione è il metodo usato negli oltre 30 stati Usa che riconoscono la pena di morte. L'ultima esecuzione era avvenuta negli Stati Uniti nel settembre scorso. La pena di morte nel mondo
Benedetto XVI ha celebrato messa sul campo del Nationals Stadium di baseball di Washington presenti 45mila fedeli che hanno riempito tribune e sedie dopo essere passati attraverso i severissimi controlli all'ingresso. Migliaia di persone sono rimaste fuori dallo stadio, appena inaugurato, per mancanza di posti. I biglietti erano stati distribuiti dalle parrocchie americane diverse settimane fa e la struttura si è riempita fin da prima dell'alba, con fedeli arrivati da tutte le diocesi degli Stati Uniti. Corriere.it
Costano meno di otto euro, e gli americani ne vanno pazzi. Stanno andando a ruba negli shop della base Nato di Gricignano di Aversa. Sono le t-shirt che ritraggono emergenze, difetti e modi di vivere partenopei. Su una maglietta colorata campeggia la scritta "Sono sopravvissuto... a Napoli" con disegni che illustrano i camion di immondizia, il traffico caotico del centro, lo smog, i cortei dei disoccupati. Su un´altra c´è invece un decalogo che spiega come adeguarsi allo stile di guida disordinato e disubbidiente, soprattutto in materia di traffico: si consiglia di fare retromarcia in autostrada quando si supera l´uscita desiderata, di passare in un incrocio tassativamente quando è accesa la luce rossa del semaforo e di tenere sempre accesi i fari abbaglianti, anche quando non è strettamente necessario. I militari americani lavorano nelle basi campane per periodi variabili che possono oscillare dai tre mesi a più anni. Ma prima di andar via portano con se questi souvenir che non offrono certamente una buona immagine della nostra regione. «Un genere di articoli che va a ruba», confessa la commessa del negozio, «gli americani sono rimasti colpiti dalla recente emergenza rifiuti. E hanno ragione: hanno assistito a scene per loro inspiegabili». Di più, aggiunge la commessa. «I militari hanno un po´ cambiato atteggiamento nei nostri confronti negli ultimi tempi. Prima, sia con la lira che con l´entrata in vigore dell´euro, si adeguavano con più facilità al nostro stile di vita. E spendevano. Adesso sopportano malvolentieri il dover vivere in una terra così particolare senza neppure avere i vantaggi offerti dal cambio». Repubblica.it Prendiamola con ironia. Intanto a guadagnarci sono i napoletani che le vendono e questa è già una soddisfazione (a loro costano quindici dollari, ed è la seconda soddisfazione). Non prendiamola poi troppo male perchè per loro è una vera mania. Conservo una maglietta con lo stesso titolo (I'm survivor) che presi a San Francisco durante il terremoto. L'unica cosa seria da dire riguardarebbe il traffico. Non riesco a non pensare a Baghdad quando i militari americani non solo passavano con il rosso, ma non mettevano neppure la freccia. Preferivano spianarti il mitra in faccia (e non per gioco, spesso).
pubblicato da latorredibabele
La Cina non è più nella lista nera Usa dei paesi che compiono maggiori violazioni dei diritti umani, rivela un rapporto annuale diffuso dal Dipartimento di Stato. Ma la Cina continua a negare alla sua popolazione diritti umani di base - afferma il rapporto - e continua a torturare i prigionieri. La lista nera stilata dal Dipartimento di Stato comprende quest'anno Corea del Nord, Birmania, Iran, Siria, Zimbabwe, Cuba, Bielorussia, Uzbekistan, Eritrea e Sudan. La Cina era stata inclusa negli ultimi due anni in questa lista dei paesi che compiono maggiori violazioni dei diritti umani. Il documento del Dipartimento di Stato segnala notevoli miglioramenti sul fronte del rispetto dei diritti umani in quattro paesi: Mauritania, Ghana, Marocco ed Haiti. Ansa.it
Voglio solo elencare dei fatti. In un mese negli Stati Uniti ci sono state 35 vittime di quella che in genere si definisce follia. Le ultime otto oggi, nel Missouri e in Louisiana. Gli assassini sono di tutte le età e hanno colpito dappertutto: in chiesa, in un centro commerciale, in un campus, in municipio, al ristorante. Finendo vittime della loro stessa violenza. L'unico dato che accomuna episodi così distanti è che sono avvenuti tutti nella provincia americana. Non c'è un episodio, fra gli ultimi, che riguardi grandi città, ma tutti sono avvenuti in piccoli centri dove ci si dovrebbe conoscere tutti e dove una volta si credeva che la qualità della vita fosse superiore. Un dato che somiglia straordinariamente ai nostri episodi più tragici, tutti in provincia. Non ho risposte, a malapena riesco a fare domande. Perchè? Frutto della noia, della violenza di questa società, del proliferare di armi, della disperazione? Se è vero che la nostra cultura è sempre più figlia di quella americana, certamente c'è da preoccuparsi. E fare marcia indietro.
pubblicato da latorredibabele
Come Obama aveva pronosticato, l'attesissimo Supermartedì non ha deciso la gara in campo democratico. Dopo una notte lunga e appassionante, la maratona elettorale di 17 ore lascia Hillary Clinton e il senatore dell'Illinois ancora testa a testa, senza un chiaro frontrunner per il partito dell'asinello. Nessuna vittoria netta e un quadro piuttosto sfumato. Obama può vantare il numero più alto di stati conquistati, 13 contro gli otto di Hillary, ma la ex first lady si aggiudica il successo in quelli più ambiti, che regalano più delegati - come California e New York - e incassa così un importante vantaggio psicologico sull'avversario. La senatrice ha gioito in modo particolare per il successo in Massachusetts, lo stato dei Kennedy che si è aggiudicata nonostante l'appoggio ufficiale dato dal famoso clan democratico ad Obama, designato erede del sogno di Camelot. Decisivo per la signora Clinton il voto femminile ed ispanico. Afroamericani e giovani, invece, stanno con Obama. Repubblica.it
A dieci anni dalla tragedia del Cermis il pilota e il co-pilota del Prowler che il 3 febbraio 1998 tranciò i cavi della funivia di Cavalese non sono ancora convinti di meritare di essere radiati dai Marines con disonore. È in corso infatti una procedura in appello per Richard Ashby e Joseph Schweitzer che quel giorno erano ai comandi di un aereo decollato da Aviano che aveva sorvolato Cavalese in maniera spericolata. Velocità eccessiva e violazione dei limiti minimi di altitudine di volo furono i fattori esaminati dalla Corte marziale che scagionò i due Marines dall'accusa di omicidio colposo. Furono però radiati con disonore dalle forze militari per avere interferito con la giustizia. Avevano nascosto un videotape che riprendeva le manovre spericolate di quel giorno e lo avevano distrutto gettandolo il un falò. Una punizione all'acqua di rose: Ashby fu condannato a sei mesi di reclusione, di cui ne scontò solo quattro per buona condotta, e Schweitzer non passò neppure un giorno in carcere. Andando in appello i due Marines hanno dimostrato di non accettare neppure questo verdetto così benevolo. Ashby basa la sua richiesta su quello che secondo lui fu un vizio nelle procedure giuridiche. Sostiene infatti che ai tempi del processo che si tenne a Camp Lejeune, in North Carolina e durò quasi un anno - ci fu un patto riservato fra accusa e difesa per scagionare lui e il co-pilota delle accuse più gravi riservando però loro una bacchettata sulle mani, forse per soddisfare le pressioni che venivano dall'Italia. Repubblica.it
A Orlando, negli Stati Uniti, un ragazzino di dieci anni è stato beccato con un coltello sullo scuolabus. Il giorno prima aveva fatto la lista dei compagni cattivi. Christopher è un discolaccio: qualche tempo fa era entrato a scuola con una pistola giocattolo. Le televisioni americane ci stanno sguazzando: in tutti i notiziari, oltre al cognome, è diffusa la sua foto. Manco fosse l'ultimo attentatore ricercato delle Torri. Nonostante tutto in Italia siamo ancora più civili. Da noi, vivaddio, c'è ancora rispetto per i minori. Diffondere in tutto il Paese le sue imprese da scugnizzo significa rovinarlo per sempre. Una barbarie. E un popolo che già butta a mare il futuro. A quell'età non può essere un criminale: se lo diventa non è colpa sua, ma di una società malata e violenta. Che non rispetta nessuno.
Almeno 121 veterani statunitensi hanno commesso un omicidio al loro ritorno in patria. Si tratta di soldati di ritorno dalle guerre in Iraq e Afghanistan. Lo sostiene un articolo pubblicato sull'ultimo numero del 'New York Times'. Le loro vittime sono tra i familiari: mogli, fidanzate, o figli. Le cause sarebbero i traumi riportati durante il servizio all'estero, lo stress, l'alcolismo e altri problemi di riadattamento. Nonostante tre quarti degli accusati di omicidio fossero all'epoca del delitto ancora militari, ne' il Pentagono ne' il dipartimento alla Giustizia si sono interessati dei crimini, che sono stati perseguiti dai tribunali civili.
Guantanamo, sesto anniversario e proteste in tutto il mondo. Sei anni fa, l'11 gennaio del 2002, sull'isola di Cuba apriva il carcere di Guantanamo Bay, la prigione militare costruita dagli Stati Uniti per la lotta al terrorismo internazionale. La galleria di immagini documenta le manifestazioni per chiedere la chiusura del carcere. In quest'immagine i dimostranti in tuta arancione, la stessa dei detenuti di Guantanamo, sono di fronte all'ambasciata Usa a Londra. Foto
Stati Uniti: premio Pulitzer troppo bravo, allora è un terrorista. Bilal Hussein e' un fotoreporter iracheno dell''Associated Press' in carcere dal 2006 perche' sospettato di aiutare gli insorti e il Pentagono annuncia ora di avere le "prove decisive" che si tratti di un "terrorista" infiltrato nell'agenzia di stampa americana. La sua colpa, scrive il sito web della Bbc, e' essere troppo bravo e arrivare sul luogo degli attentati poco dopo l'evento, una qualita' giornalistica che gli e' valsa tra l'altro il prestigioso premio Pulitzer nel 2005. Dopo 19 mesi in prigione, e con i termini per la carcerazione preventiva che scadranno il 12 dicembre, l'Ap sta cercando disperatamente di aiutarlo. Il presidente e amministratore delegato Tom Curley ritiene che i militari americani "desiderano semplicemente che Hussein stia in prigione il piu' lungo possibile", perche', "non vogliono che escano notizie dalla provincia di Anbar, un vero e proprio 'buco nero dell'informazione'. L'Ap denuncia che Hussein, 36 anni, venne arrestato a aprile del 2006 dopo aver fornito rifugio ad alcuni stranieri nella sua casa dopo un'esplosione nei pressi di Falluja. I marines sono entrati nell'edificio arrestando il fotografo e i suoi ospiti con l'accusa di essere sospetti insorti. Il comando americano di Baghdad aveva affermato di aver trovato nel suo pc istruzioni per preparare bombe artigianali, materiale di propaganda dei terroristi e la foto di un'installazione militare Usa. Il Pentagono, scrive la Bbc, non ha chiarito quali siano le nuove prove. Non solo. Finora l'avvocato del reporter ha denunciato che finora non gli e' stato consentito di contattare il suo cliente.
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Un teenager di New York disarmato è stato crivellato da venti pallottole della polizia ed è morto per le ferite. Il ragazzo, Khiel Coppin, aveva 18 anni. I poliziotti, che avevano risposto a una richiesta di aiuto per risolvere una lite familiare a Brooklyn, credevano che il giovane avesse una pistola. Quando la gragnuola di colpi è cessata si sono accorti che l'arma altro non era che una spazzola per capelli. L'incidente nel quartiere di Bedford-Stuvesant ha riproposto il problema della reazione eccessiva della polizia. Gli agenti che hanno ucciso il ragazzo di Brooklyn erano stati avvisati da sua madre che il figlio avrebbe potuto ucciderli perchè «