Due ragazzini facevano l’amore in un parco, a Modena. Sedici anni lui, diciassette lei. Una mamma è passata e li ha denunciati. Per carità, ha fatto benissimo, certe cose in pubblico non si fanno. Ma dopo tristi episodi a ripetizione di strupri e violenze, quei ragazzini suscitano tenerezza: almeno facevano l’amore. Vorrei che qualcuno però riuscisse a fermare anche i branchi dei cosidetti “giovani di buona famiglia”, spesso impuniti, capaci di incutere umiliazioni inennarabili, magari anche filmandole per poi riderci sopra. Siamo tutti d’accordo che abbiamo superato abbondantemente il limite, ma mi pare che i sistemi adottati rivelino proprio l’incapacità di risolvere i problemi. Vietare è facile. Come a Trento dove non si possono neppure fotografare i propri pargoli al debutto in piscina: si rischia di passare per pedofili. O a Novara dove dopo le undici di sera ti puoi vedere al massimo con due amici, sennò chissà cosa pensano. A Verona, forse è l’unica decisione sensata, sono già scattate le prime multe per i clienti delle prostitute ma che a Brescia non si possa bere birra all’aperto appare quantomeno inutile. Come la battaglia contro il nudismo a Ravenna o la copertura di un capezzolino dalla tela di Tiepolo a palazzo Chigi. Di cosa abbiamo paura? La pedofilia e la pornografia ci hanno sommerso. Basterebbe togliere dalle edicole tutte le schifezze e controllare attentamente internet. Ma è molto più impegnativo di un divieto. Un divieto, specie d’estate, non si nega a nessuno. Commenta su BlogTg1



























