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Bruxelles. Parlavo qualche giorno fa dell'Italia, di quanto fosse bello e da difendere il nostro Paese. Qui il discorso si allarga. Nel cuore d'Europa ti rendi conto che il continente non riesce a decollare. Eppure anche qui ci si sente a casa. Sono entrato in Belgio senza far vedere passaporto, niente, proprio come un volo nazionale. E' già stato detto che gli europei hanno radici locali troppo antiche e troppo forti per credere in un reale discorso comune. Non è insomma come negli Stati Uniti dove si è partiti da zero e tutti si sono sentiti americani. Ma è un peccato perchè un'Europa forte può davvero dire la sua ed essere nobilissimo contraltare ai cosidetti padroni del mondo. Rifaremo il discorso ma certo che da qui fa ancora più male leggere le notizie che arrivano da Belgrado. Cosa fanno i serbi? Non vanno in Kosovo, ma devastano la propria capitale, assaltano le ambasciate, sfogano una rabbia che confina con l'odio. Così i Balcani tornano a infiammarsi e non è un bel segno, con tante aree del mondo in piena guerra.
pubblicato da latorredibabele
Il Parlamento kosovaro ha proclamato l'indipendenza unilaterale dalla Serbia. L'assemblea, riunita in seduta straordinaria, ha approvato con un'acclamazione la proposta letta in aula dal primo ministro Hashim Thaci: quella che era una provincia serba ha così scelto di staccarsi e diventare uno Stato "indipendente e sovrano". Immediata la reazione di Belgrado: il presidente serbo Boris Tadic, appoggiato pienamente da Mosca, ha ribadito che il suo paese non riconoscerà mai l'indipendenza. Repubblica.it
pubblicato da latorredibabele
Sono morti due manifestanti albanesi rimasti feriti durante gli scontri con le forze di sicurezza kosovara e la polizia delle Nazioni Unite a Pristina. Le dimostrazioni degenerate nella violenza erano nate come protesta contro il piano dell'Onu sullo status del Kosovo, che, pur proponendo misure del tutto simili alla creazione di un nuovo Stato, non cita in modo esplicito per la provincia serba la parola indipendenza. (...) La polizia del Kosovo, quella internazionale e, solo in un'ultima fase, anche i carabinieri italiani dell'Unità specializzata multinazionale (MSU), ieri hanno caricato i dimostranti che stavano tentando un assalto alla sede del parlamento. Repubblica.it Sono tornato in Kosovo pochi mesi fa, a luglio. Poche ore, ma impressione nettissima. Annotavo. "Con l'elicottero sorvoliamo una terra insanguinata e che ancora deve trovare la via della pace. Se si può cominciare a pensare a lasciare la Bosnia, qui forse il lavoro è appena cominciato. Serbi e albanesi sono ancora lontani e la mediazione italiana può risultare decisiva per il nuovo status del Kosovo, come lo definisce il ministro Parisi, cioè l'indipendenza. Sto lontano da casa, riaffondando con i ricordi con i lunghi giorni bui dei Balcani, ma non perdo di vita le notizie dal mondo". Pristina, 14 luglio 2006
pubblicato da pinoscaccia
![]() Non c'è pace per i gabbiani. E guai se ci fosse. Tra cinque ore sveglia per tornare, appena un mese e mezzo dopo, in Kosovo. Insieme al ministro della difesa Parisi. Faticaccia, tutto in giornata, per una nuova visita ai nostri militari a Pristina e anche per incontrare l'omologo tedesco Jung. E' chiaro che si parlerà soprattutto di Libano, dove i caschi blu italiani sbarcheranno (insomma "saranno messi a terra") appena il giorno dopo. E non potrebbe essere altrimenti. I Balcani rappresentano il passato, il Medioriente è il futuro (e anche il presente).
pubblicato da pinoscaccia
Tramonto a Sarajevo. Cronaca fotografica di un viaggio tra Bosnia e Kosovo, due terre bellissime e sfortunate che vogliono rinascere al più presto dopo guerre sanguinose, lutti e rovine. Immagini nei commenti pubblicato da pinoscaccia
Pristina - Con l'elicottero sorvoliamo una terra insanguinata e che ancora deve trovare la via della pace. Se si può cominciare a pensare a lasciare la Bosnia, qui forse il lavoro è appena cominciato. Serbi e albanesi sono ancora lontani e la mediazione italiana può risultare decisiva per il nuovo status del Kosovo, come lo definisce il ministro Parisi, cioè l'indipendenza. Sto lontano da casa, riaffondando con i ricordi con i lunghi giorni bui dei Balcani, ma non perdo di vita le notizie dal mondo. E le notizie che arrivano dal Libano sono drammatiche. E preoccupanti. Povero mondo, senza pace.
pubblicato da pinoscaccia
Sarajevo - Riesco in extremis, prima di crollare e con l'angoscia di una nuova sveglia bestiale, a collegarmi dall'internet point dell'albergo Holiday Inn, base dei giornalisti durante la guerra, martoriato dalle granate ma sempre piu' sicuro rispetto all'esterno, quello stradone che ancora oggi chiamano il viale dei cecchini. Adesso l'albergo e' stato ripulito dalla macerie ma non dai ricordi e vengono i brividi a rientrare qui dentro anche se adesso e' pitturato di giallo e da fuori sembra allegro. Sono stato tutto il giorno con i militari italiani e poi ho passato ai tg la dichiarazione del ministro Parisi sull'Afghanistan. Poi con il fido Norberto ce ne siamo andati nel vecchio centro storico riassaporando in quel salotto colorato e multietnico che e' l'isola pedonale la voglia di vivere. Si', Sarajevo per fortuna e' cambiata, sta rinascendo. Ve la raccontero' e la faro' vedere. Ma intanto domani ci aspetta un'altra giornata infernale su e giu per il Kosovo dove la situazione, ci dicono, e' molto meno tranquilla. Anzi, e' sul filo del rasoio.
pubblicato da pinoscaccia
Questa foto è di un grande fotografo, Roger Richards, e sintetizza lo stato d’animo, l’angoscia, di una popolazione stretta d’assedio, costretta alla fuga da cecchini implacabili, per mille giorni: dall’aprile del 1992 al novembre del 1995. Il più lungo inferno subito da una città nella storia moderna. Una città, Sarajevo, che ancora non riesce a trovare la forza per risollevarsi. Tornerò a Sarajevo, domattina, ma temo di trovare quello che trovai qualche anno fa, non ricordo quanti. Ho ritrovato però gli appunti. Annotavo: “C'e' sempre qualcuno che inventa un confine. A Sarajevo ancor oggi non esiste un muro fisico: ma ce ne sono almeno tre segnati nella testa della gente, e sono i piu' difficili da abbattere”. Allora scoprii una pace finta, imposta da quei militari che dividono i contendenti ma non cancellano l’odio. Poi, dopo pubblicato da latorredibabele
L’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic è morto nella prigione del Tribunale Penale internazionale all'Aja. La notizia diramata per prima dalla radio serba B92 è stata poco dopo confermata dal partito socialista serbo. Il leader serbo, 64 anni, era sotto processo per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio per il suo ruolo nelle guerre in Croazia e in Bosnia (1991-1995) e in Kosovo (1998-1999). Il processo che doveva fare giustizia sulle più atroci violazioni dei diritti umani compiute in Europa dal 1945 si era aperto davanti alla Corte internazionale dell'Aja nel febbraio 2002 ma, interrotto a più riprese a causa delle sue condizioni di salute, stava finendo in una farsa. L'ex presidente jugoslavo doveva rispondere ai capi di accusa sui massacri e le torture in Croazia, il tentato genocidio in Bosnia, i pogrom del Kosovo. Aveva chiesto che venissero sentiti 1.630 testimoni. Corriere.it
pubblicato da pinoscaccia
pubblicato da pinoscaccia
Attentato fallito in Kosovo. Un'esplosione si è verificata al passaggio del convoglio di auto che trasportava il responsabile della politica estera dell'Ue Javier Solana e il presidente del Kosovo Ibrahim Rugova a Pristina. L'esplosione ha colpito una vettura del convoglio di auto che attraversava la città, forse proprio la macchina di rappresentanza blindata sulla quale viaggiava il presidente kosovaro Rugova. Testimoni oculari hanno detto che lo scoppio ha danneggiato i vetri posteriori e di destra e ha fatto scoppiare una gomma. Immediatamente dopo l'esplosione Rugova, incolume, è stato trasferito su un secondo veicolo mentre una delle sue guardie del corpo è rimasta ferita.
pubblicato da pinoscaccia
Da Belgrado.
Come ogni avventura, anche questa e' finita. Chiuso il corso per operatori televisivi serbi e bosniaci, domattina si riparte. I loro lavori non sono stati male ma le distanze (non solo "tecniche") sono ancora grandi. Soprattutto hanno ammesso che certi retaggi psicologici del regime sono duri da estirpare. La nomenklatura pensa che possa comportarsi come una volta. Comunque, l'impegno e' grande e sicuramente fra qualche anno anche la loro sara' una televisione diversa, piu' moderna, meno istituzionale. Li abbiamo avverititi: purche' evitino le nostre degenerazioni. Come saluto, ho scelto questa foto. Sono tre bambini gitani che suonano per le vie del centro. Ci sarebbe molto da dire su questa immagine. A prima vista e' bella, quei tre ragazzini ispirano tenerezza, poi rifletti sulle loro condizione. Qualche minuto dopo infatti e' arrivata la polizia e ha fermato il padre. Insomma, la loro innocenza e' gia' messa in vendita. Non conosco la storia della famiglia, ne' le esiegenze, ma spero fortemente che per i ragazzini quella musica sia un gioco e non lavoro. E' ora, quasi, di chiudere. Anche perche' e' tornata la neve.
pubblicato da pinoscaccia
![]() Da Belgrado. Stamattina sono stato a vedere la tomba di Tito. Dietro la tomba c'e' la sua casa. "Sono stati gli americani con le bombe all'uranio" mi dice indispettito il custode. Non so se erano all'uranio, certo erano bombe che hanno quasi messo a terra il palazzone che nel frattempo, va detto, era diventato di Milosevic. Quella casa sta in un giardino nella citta' alta e tutto sommato mi e' sembrato normale che quella casa fosse rimasta cosi', a futura memoria. Poi pero', attraversando il centro in taxi, mi sono reso conto che Belgrado di quella "memoria" e' piena. Il giovane tassista non sapeva l'inglese e cercava di spiegarci, ma insomma la decisione era evidente. Tutti i palazzi del potere bombardati dalla Nato sono rimasti cosi', nessuno ha intenzione di ripararli. I colleghi della tv serba lo hanno confermato: tutti quelli che vengono qui devono vedere cosa hanno fatto a Belgrado. Nel frattempo sulla stessa tv in questi giorni va in onda ininterrottamente, in diretta, il processo a Milosevic. La tv si chiama B-92 e prende il nome dalla mitica radio libera che combatte' con grande coraggio il regime. Allora? E' difficile capire. La storia mi ricorda in parte l'Iraq del dopo Saddam. Una cosa e' certa: quei palazzi mai riparati mi danno un grande senso di tristezza. pubblicato da pinoscaccia
![]() Da Belgrado. Orrore, ancora orrore. Ci sono momenti, ormai purtroppo capita sempre piu' spesso, in cui ti accorgi che le parole non bastano per dare il senso dei sentimenti. Cosi', preferisco andare in qualche maniera fuori tema con una notizia assolutamente inutile, addirittura infantile. La notizia che volevo darvi e' che a Belgrado non c'e' piu' la neve, il sole l'ha sciolta. Una notizia oltretutto squisitamente locale visto che invece molte parti d'Italia sono ancora flagellate dal maltempo. La verita' e' che faccio finta che sia tutto normale, che questo mondo sia ancora normale. Chiamatela fuga, almeno per una sera. |