|
|
BlogFriends Raggiunti i mille iscritti nello spazio dedicato alla web community
pubblicato da latorredibabele lunedì, 05 maggio 2008, 22:24 in birmania

Il bilancio del passaggio del ciclone Nargis sulla Birmania meridionale ha raggiunto almeno diecimila morti e tremila dispersi. Secondo l'agenzia di Stato cinese Nuova Cina, che cita fonti della della giunta militare birmana al potere, le vittime nelle due province di Yangon e Ayeyawaddy sarebbero oltre quindicimila. La giunta militare avrebbe, visto le dimensioni della catastrofe, accettato l'offerta di aiuti internazionali attraverso le agenzie dell'Onu. Sono almeno due milioni le persone coinvolte dal ciclone. (...) Ma dalla Birmania arrivano anche storie di ulteriori orrori dovuti alla mano dell'uomo. Il passaggio del ciclone avrebbe provocato il crollo dei soffitti di diverse celle consentendo a circa mille prigionieri di tentare di scappare all'esterno. Ma questi ultimi dopo essere stati radunati tutti in un cortile sono stati «calmati» dalla polizia penitenziaria che gli ha sparato addosso, uccidendo trentasei detenuti (70 i feriti). Corriere.it
pubblicato da latorredibabele giovedì, 10 aprile 2008, 13:00 in cina, birmania
La polizia cinese ha arrestato 45 uighuri appartenenti a ''gruppi terroristi che cercavano di sabotare le Olimpiadi", e "volevano rapire degli atleti" in occasione dei Giochi. Lo ha detto oggi il portavoce del Ministero della Pubblica Sicurezza Wu Heping. Il portavoce ha aggiunto che sono stati sequestrati materiale per fabbricare esplosivi e detonatori. Il gruppo di ''terroristi'', secondo Wu, era guidato da un uomo di nome Haji Muhammad ed e' stato individuato all' inizio di gennaio. Wu non ha spiegato perche' la notizia sia stata resa pubblica con tre mesi di ritardo. 'A novembre i terroristi hanno progettato di rapire giornalisti, turisti e atleti stranieri durante i giochi olimpici di Pechino'', ha spiegato il portavoce. Wu ha aggiunto che questo gruppo di 35 persone e' stato smantellato tra il 26 marzo e il 6 aprile nel Xinjiang, regione musulmana ai confini con l'Asia centrale. Ansa.it Scappano dalla Birmania, morti soffocati Lettera di un poeta tibetano
pubblicato da latorredibabele mercoledì, 31 ottobre 2007, 12:35 in birmania
Per la prima volta, dopo le violente repressioni delle manifestazioni anti-governative dello scorso mese, un centinaio di monaci buddisti è sceso di nuovo in strada, intonando canti, nel nord della Birmania. I monaci, che hanno sfilato recitando preghiere per circa un’ora, sono partiti dalla pagoda Shwegu, a Pakokku, un centro con oltre 80 monasteri, che si trova a oltre 600 chilometri a nord ovest di Rangoon. La manifestazione si è svolta senza incidenti, hanno detto due monaci contattati telefonicamente, che hanno parlato in condizione di anonimato. L'’organizzazione americana per la difesa dei diritti dell’uomo Human Rights Watch (Hrw) ha accusato la giunta militare birmana di arruolare bambini nelle sue forze armate. Secondo Hrw, i reclutatori del governo arruolano i bambini a causa del «continuo ampliamento dell’esercito, l’elevato tasso di diserzione e la mancanza di volontari». «I reclutatori militari e i mediatori civili ricevono pagamenti in contanti e altri incentivi per ogni nuova recluta, anche se il reclutamento viola palesemente l’età minima o i criteri di salute», dice Hrw nel suo rapporto di 135 pagine. Corriere.it
pubblicato da latorredibabele venerdì, 26 ottobre 2007, 21:18 in birmania
“Carissimi, le parole vengono meno. Queste foto di un monaco assassinato sono state prese in segreto in un obitorio. Pensate quanti molti altri hanno subito lo stesso destino. Vi prego, diffondete queste fotografie a più gente possibile, perché il mondo sappia che c’è bisogno di molto più che a semplice condanna di questi bastardi [della giunta]”. Con queste parole di dolore e d’ira, attraverso esuli birmani, ci sono giunte le due foto che abbiamo deciso di pubblicare con un avvertimento: sono foto molto crude e violente.. Ma esse sono le foto della vergogna:
1) Vergogna della giunta, che proprio oggi diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di “riconciliarsi” con i monaci buddisti, costringendoli ad accettare doni. Ma siccome le autorità dei monasteri hanno proibito ai loro bonzi di farlo, i militari hanno inscenato una farsa, con falsi monaci, per una falsa riconciliazione. La giunta cerca di far “comprendere” alle autorità buddiste la “necessità” della repressione. Ma queste foto accusano ogni buona intenzione ed esigono domanda di perdono e un cambiamento radicale nel Paese. Secondo fonti diplomatiche, questa nuova repressione del governo militare del Myanmar – che si definisce socialista e laico, ma cerca l’appoggio dei monaci per continuare il suo dominio – è costata a vita a centinaia di persone e l’arresto di oltre 6 mila.
2) Vergogna per noi, che al di là di qualche sussulto di scandalo verso le violenze dei militari, abbiamo pensato che in fondo si tratta solo della soppressione di alcune manifestazioni, quando invece si tratta di un sistema che uccide, ammazza, schiavizza una popolazione di quasi 50 milioni di persone.
3) Vergogna per l’Onu e la comunità internazionale, che non trova strumenti efficaci per garantire la democrazia a un popolo che l’ha scelta da tempo. Il problema è che si tratta con la giunta solo con il minuetto diplomatico, mentre occorre dare voce alla società civile mondiale per affrontare quella che è un’emergenza umanitaria. Occorre che la Croce Rossa internazionale possa andare in Myanmar a visitare le prigioni; che l’Ufficio Onu del lavoro visiti gli schiavi dei lavori forzati; che le Ong possano svolgere un lavoro a favore della popolazione impoverita dal dominio e dal commercio della giunta con Cina, India e Thailandia. Asianews Le foto della vergogna sono visualizzabili sul sito di Asianews a questo link. Ricordo che sono immagini molto crude e forse non adatte a tutto il pubblico. Ne pubblico soltanto una nei commenti. Ed è la meno cruenta.
pubblicato da latorredibabele lunedì, 01 ottobre 2007, 22:30 in web , birmania
Venti anni fa i morti furono almeno tremila. Ma nessuno li ha visti. Se il primo dovere di un regime totalitario è reprimere le voci dissenzienti, il secondo è spegnere la luce dell’informazione, occultare i crimini, la repressione, le stragi. Ma anche la Birmania, suo malgrado, è nell’era internet. E nessuno può nascondere la realtà. Birmania
pubblicato da latorredibabele domenica, 30 settembre 2007, 23:33 in birmania
 "Una macchia di rosso, colore simbolo della rivolta del popolo birmano, sui media italiani come segno di solidarietà ai colleghi e ai cittadini che rischiano la vita in queste ore in Myanmar in nome della libertà".Questa la proposta lanciata da Information Safety and Freedom, che sostiene l’iniziativa lanciata dai conduttori del Tg1 e propone di allargarla a tutti. "I media comunicano attraverso simboli e grafica. Se i giornali e i telegiornali uscissero con un segnale visibile di solidarietà nell’abbigliamento dei conduttori di tg o nella grafica dei giornali, questo darebbe testimonianza della compattezza della categoria al fianco dei colleghi presi di mira dalla repressione della giunta militare birmana e a sostegno della pacifica protesta del popolo e dei monaci di quel Paese. La battaglia per i diritti umani non ha confini. Oggi siamo tutti birmani, così come ci sentiamo iraniani, iracheni, afghani, russi, cinesi, colombiani, filippini. La repressione sanguinaria della vita e della libertà dell’uomo non può mai essere considerata un «affare interno». La libertà è affare di tutti. A cominciare dai giornalisti".
E allora metto in questo blog che ha sempre perseguito l’idea della pace e della non-violenza, del diritto alla vita e della convivenza civile, il pavone combattente birmano, come simbolo di battaglia per la democrazia. E la scritta in rosso, di lato, a favore di tutti i popoli oppressi. L'ultimo blogger da Rangoon
pubblicato da latorredibabele giovedì, 27 settembre 2007, 22:26 in birmania, reporter
 
Giace a terra Kenji Nagai, il fotoreporter giapponese della Afp, colpito a morte dalla polizia birmana. Prima di spirare ha ancora la forza di fare l'ultimo scatto. Nagai, 52 anni, è stato colpito da spari nei pressi della pagoda di Sule, dove manifestavano oltre diecimila persone. A documentare il momento drammatico della sua morte è un collega della Reuters. Vedete proprio il momento del suo assassinio: ferito sta ancora fotografando quando un poliziotto passando gli spara a morte. Resta a terra esanime mentre i militari birmani corrono ad accanirsi sulla folla. Sembra che sia stato ucciso anche un reporter tedesco, ma la notizia non è confermata. In Birmania caccia ai giornalisti stranieri
pubblicato da latorredibabele mercoledì, 26 settembre 2007, 15:46 in birmania
Continua a crescere la tensione in Birmania e secondo le ultime notizie l'attesa repressione di soldati e polizia ha fatto le prime vittime. Almeno cinque persone, tra cui un monaco, sono rimaste uccise nelle cariche della polizia contro i manifestanti a Yangon. Gli incidenti più gravi sono avvenuti nei pressi della pagoda di Sule, uno dei centri nevralgici delle proteste di questi giorni, il luogo di culto da cui era partita anche la "rivolta degli studenti" nel 1988. Ci sono anche 150 feriti diversi altri manifestanti feriti. Corriere.it

Il blog in diretta da Rangoon
|