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Sembra ieri, sono passati trent'anni. Molto è cambiato da allora, ma ancora restano tutti i misteri. Dopo infiniti processi ancora non sappiamo quanti erano a via Fani (e chi), ancora non sappiamo chi ha fisicamente ucciso Moro nè soprattutto chi lo ha ordinato, ancora non sappiamo quali siano stati i legami con il mondo politico e se le brigate rosse erano strumentalizzate. Ricordo che feci la domanda diretta a Valerio Morucci e lui letteralmente scappò. E Moretti, voi sapete dove sta Moretti? Puntualmente, ad ogni anniversario, c'è la sfilata istituzionale, ma il buio e lo sconforto di quel giorno in via Caetani restano drammaticamente intatti. L'immagine straziante di quell'uomo dalla frezza bianca riverso esanime dentro il bagagliaio di un'auto popolare continua a emanare fantasmi. Non nascerà mai una nuova Italia se non si daranno nomi a quei fantasmi. Via Caetani, trent'anni fa Qualcuno sapeva
pubblicato da latorredibabele giovedì, 23 agosto 2007, 17:34 in brigate rosse
Marina Petrella, ex militante delle Brigate Rosse, condannata con sentenza definitiva all'ergastolo per omicidio, è stata arrestata ieri in Francia nell'ambito di un'inchiesta su "fatti di diritto comune" non meglio precisati e potrebbe essere estradata verso l'Italia. La Petrellaera stata condannata all'ergastolo al termine del cosiddetto processo Moro Ter, nel 1992, riconosciuta colpevole dell'omicidio di un agente di polizia, tentato sequestro e tentato omicidio, sequestro ai danni di un magistrato, rapina a mano armata e attentati. Scarcerata per decorrenza dei termini era fuggita a Parigi. Resta ancora lunga la lista delle 'primule rosse' del terrorismo, i protagonisti degli anni di piombo divenuti irreperibili e che mancano all'appello anche se sulle loro teste gravano pesanti condanne: almeno 160. Il vergognoso omaggio di Fanny Ardant
pubblicato da scaccia martedì, 12 giugno 2007, 16:48 in brigate rosse
Una busta bianca da lettera non utilizzata, senza timbri di censura, ne' in arrivo, ne' in partenza. E dietro la busta un rettangolo annerito con un testo dattiloscritto di due righe in gran parte illeggibile. Le uniche lettere comprensibili sono contenute nella parte centrale del testo, ovvero nella prima riga: '...ne do...asco ne...' e nella seconda riga 'religios'''. La lettera è stata sequestrata nella cella di Nadia Desmedona Lioce, rinchiusa nel reparto di massima sicurezza del carcere dell’Aquila. Secondo la procura abruzzese che ha acquisito il documento quelle righe si riferiscono alle intimidazioni al presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, e dunque la brigatista è stata indagata per associazione con finalità di terrorismo. La Lioce, condannata all’ergastolo per gli omicidi Biagi, D’Antona e del sovrintendente di polizia Petri, ha rivendicato la militanza nelle Brigate Rosse-Partito comunista combattente, ma in una lettera mandata al tribunale del riesame nega ogni coinvolgimento nelle minacce a Bagnasco.
pubblicato da latorredibabele domenica, 03 giugno 2007, 16:30 in brigate rosse
In duecento all'Aquila per il corteo dell' "area movimentista-eversiva" contro il regime del carcere duro previsto dall'articolo 41 bis. Davanti al penitenziario ove è detenuta Nadia Desdemona Lioce, leader delle Nuove Br, i manifestanti hanno inscenato un sit-in sparando petardi e lanciando in aria fumogeni. Scanditi cori a sostegno della brigatista e contro Marco Biagi, ucciso dalle br a Bologna cinque anni fa. Obiettivo della manifestazione - sottolinea il movimento Olga, "Ora di Liberarsi dalle Galere", "lottare contro la tortura dell'isolamento e quindi dell'istituzione carceraria nel suo complesso". Annunciato da aspre critiche da entrambe le coalizioni politiche, il corteo stamane ha attraversato il centro della città scortato da polizia e carabinieri. Sui muri, con lo spray, slogan di protesta contro le forze dell'ordine, lo Stato e la Chiesa. "Da Poggioreale all'Ucciardone evasione" ha scritto un giovane manifestante. Dalle grate di una cella del carcere, un detenuto è riuscito ad appendere una bandiera rossa. agenzie
pubblicato da latorredibabele giovedì, 15 febbraio 2007, 00:44 in brigate rosse
Un movimento eversivo trasnazionale tra Italia, Svizzera, Francia, Olanda e Belgio. Dalle carte che hanno portato all'arresto di 15 brigatisti emerge il «sogno» di aggregare alcuni movimenti sovversivi europei. In un'intercettazione captata dalle microspie della Polizia, uno dei capi della «Seconda posizione» delle Br, Claudio Latino, parla di utilizzare in Italia «tre stranieri, fiamminghi o francesi che non possono operare nel loro Paese e che sono disposti a lavorare in trasferta». Corriere.it

IL TESTO INTEGRALE DELL'ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE (rdn)
pubblicato da latorredibabele lunedì, 12 febbraio 2007, 18:52 in brigate rosse
Quindici persone arrestate, tutti militanti di un'organizzazione dell'ala movimentista delle Brigate Rosse, la cosidetta seconda posizione. E' il primo bilancio di una maxioperazione della Polizia. (...) I militanti finiti in carcere, secondo i primi accertamenti, si erano dati una struttura articolata e si esercitavano a sparare nella bassa padana.Tra gli obiettivi del gruppo eversivo c'erano anche la casa di Silvio Berlusconi a Milano, le sedi dell'Eni a San Donato Milanese, quella di Mediaset a Cologno Monzese e del quotidiano "Libero" a Milano. Quest'ultimo attacco era in programma prima di Pasqua. Nel mirino anche il giuslavorista Pietro Ichino. Ansa.it
La Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto sul potere di grazia sollevato dal Presidente Ciampi. All'origine del conflitto - che nel merito verrà esaminato dalla Corte quasi certamente non prima del prossimo anno - vi è il rifiuto del Guardasigilli di dar corso alla decisione del Capo dello Stato di concedere la clemenza ad Ovidio Bompressi, l'ex militante di Lotta Continua condannato assieme ad Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani a 22 anni di carcere per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi. La decisione presa dai giudici della Consulta in camera di consiglio è solo preliminare e ha riguardato la legittimazione del Capo dello Stato a sollevare un conflitto di attribuzioni, la legittimazione del ministro della Giustizia a resistere in giudizio e la verifica dell'esistenza della materia per sollevare un conflitto tra poteri.
E’ morto a 57 anni Franco Tritto, purtroppo è passato alla storia per la famosa telefonata delle BR per il ritrovamento di Aldo Moro; un uomo schivo che non ha mai voluto apparire. Danith Il 9 maggio del 1978 una telefonata fece ritrovare il corpo del presidente della Dc. Un piccolo pezzo di storia italiana. Eccone il testo.
A (brigatista):Lei è il professore Franco Tritto? B:Sì, ma io vorrei sapere con chi parlo.... A:Brigate Rosse.. B: Eh.. A:Va bene, ha capito?.. B:Sì A: ecco non posso stare molto al telefono.... quindi, dovrebbe dire questa cosa alla famiglia... parlare personalmente... anche se ha il telefono sotto controllo, non fa niente... parlare personalmente e dire questo: adempiamo alle ultime volontà del presidente, comunicando alla famiglia dove potrà trovare il corpo dell'on. Aldo Moro B:Che cosa dovrei fare? A: Mi sente? B: No, se può ripetere, per favore... A: No, non posso ripetere, guardi... allora, lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell'onorevole Aldo Moro in via Caetani... B: via... A: via Caetani, è la seconda traversa a destra di via delle Botteghe Oscure.... Va bene? B:Sì... A: Lì c'è una Renault 4 rossa. I primi numeri di targa sono N5... B: Devo telefonare io?... A: No dovrebbe andare personalmente... B: Non posso.. (piange) A: Non può?... dovrebbe per forza.. B: Per cortesia, no (piange) A: Mi dispiace, cioè se lei telefona non...non verrebbe meno all'adempimento delle richieste che ci aveva fatto espressamente il presidente B: Parli con mio padre... la prego.
27 marzo 1985. Ezio Tarantelli cancella gli appunti sulla lavagna dell'aula tre, facoltà di Economia e Commercio della "Sapienza" di Roma. La lezione è finita, saluta con un sorriso gli studenti, raggiunge il parcheggio e sale sulla sua Citroen rossa. Lo aspettano in due, gli sparano in pieno volto. Venti proiettili, l'intero caricatore di una "Skorpion". Sul tergicristallo rimane la rivendicazione, un documento delle Br. Settanta pagine per dire che il salario si difende con il fucile. Tarantelli, il brillante allievo di Franco Modigliani, il consulente del servizio studi della Banca d'Italia, il presidente del Centro studi economici della Cisl, il massimo teorico della predeterminazione degli scatti di scala mobile, muore così, a 44 anni, crivellato di colpi. Sono passati vent'anni. Ci sono stati altri morti, altre vedove, le mogli di Massimo D'Antona, di Marco Biagi. Carole Beebe Tarantelli, psicanalista, già parlamentare Pds, ha dovuto, come si dice, elaborare il lutto, arginare il grumo di sofferenza enorme che questa tragedia le ha provocato: "Non ho avuto più indietro la mia vita - dice - Tutto quello che avevo costruito sino a quel momento è stato spazzato via. La mia vita l'hanno decisa Barbara Balzerani, capo della colonna romana delle Br, e Antonino Fosso, il killer, colui che sparò e uccise Ezio". Vent'anni dopo, il sorriso la illumina quando parla di suo figlio Luca: "È una bella persona, generoso, complesso. Un degno erede di suo padre". >>>
La vedova di Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana sequestrato il 16 marzo 1978 dalle Brigate Rosse e ucciso, sarebbe intenzionata a chiedere la riapertura delle indagini, a 25 anni dall’omicidio. Lo ha annunciato l’avvocato Nino Marazzita: spiega che la richiesta di riapertura delle indagini è legata all’acquisizione di nuovi elementi, sui quali però non entra nel merito. L’iniziativa sarà presentata alla magistratura tra una decina di giorni. Il legale esclude però la riesumazione della salma di Moro.
Chi sono i nuovi brigatisti? Da dove vengono? Soprattutto: che legami ci sono con le br storiche? Ne parlo stasera a Tv7 (Raiuno, ore 23,40). Se vi va.
pubblicato da pinoscaccia giovedì, 30 ottobre 2003, 14:15 in brigate rosse
Si stringe il cerchio intorno ai terroristi coinvolti nell'omicidio del professor Biagi. La sera del 12 marzo del 2002 Roberto Morandi, Cinzia Banelli e Simone Boccaccini, l'operaio arrestato ieri, parteciparono alle prove generali dell'omicidio del professor Marco Biagi, che poi venne ucciso una settimana dopo, il 19 marzo, sempre un martedì. È quanto emerge dalla ricostruzione fatta dall'inchiesta bolognese condotta dal pm Paolo Giovagnoli. Secondo inquirenti bolognesi, almeno 11-12 persone parteciparono all'omicidio del professor Marco Biagi che si basa anche sui file dell'agenda elettronica sequestrata a Nadia Lioce e a Mario Galesi. Corriere
pubblicato da pinoscaccia mercoledì, 29 ottobre 2003, 21:25 in brigate rosse
Criminalizzare, accusare. Solo questo stanno facendo i media. Come se con l'arresto di alcuni presunti appartenenti alle Br risolvessimo tutti i casini e i misteri italiani. Solo a parlare del lato oscuro di questa organizzazione. Senza soffermarsi sul fatto che se esistono prese di posizioni cosi' forti e drammatiche e' perche' esiste un profondo disagio politico e sociale. Spero sinceramente che la giustizia italiana riesca a trovare i colpevoli dell'uccisione di d'Antona senza farla pagare ad innocenti. Non dimentico che nel maggio 2000 Geri fu arrestato e poi scagionato. Barbara D.
Hai ragione. Lo vogliamo tutti. Pero’ stavolta sembra che ci siano riscontri precisi per molti degli arrestati. Il Paese, tutti noi dobbiamo interrogarci giustamente sui disagi ma nessuno puo’ accettare il terrorismo. E tutti dobbiamo combattere quella che e’ comunque una cultura di morte.
pubblicato da pinoscaccia venerdì, 24 ottobre 2003, 10:53 in brigate rosse
Clamorosa svolta nelle indagini sull'omicidio di Massimo D'Antona: i presunti killer del consulente del ministro del Lavoro ucciso a Roma il 20 maggio 1999 sono stati arrestati alle prime ore del mattino nel corso di una vasta operazione antiterrorismo condotta dalla Polizia. Le persone arrestate sarebbero sei tra cui due donne. Gli arresti sono avvenuti a Roma, in Toscana e in Sardegna.
Ho visto “Buongiorno, notte”, il film di Bellocchio non premiato a Venezia. Mi piace Bellocchio, mi piacciono i film che prendono spunto dalla cronaca. Ma questo film non mi e’ piaciuto, per niente. Non ha aggiunto nulla di nuovo, ne’ sulla vicenda ne’ sul piano cinematografico (non ha inventato niente neppure a livello musicale, sfruttando “The wall” dei Pink Floyd che soltanto io nel mio piccolissimo ho usato gia’ per due speciali). Non mi e’ piaciuta l’impostazione generale. Il film e’ tratto da un’autobiografia della Braghetti, carceriera di Moro. Descrive un sogno: quello di liberare l’ostaggio. Solo che non l’ha fatto. Potevano risparmiarcelo, lei e Bellocchio (che invoca la fantasia). Lo spiega benissimo un articolo di stamattina. Merita, questo si’, di essere letto.
“Chissà cosa sognò Maria Laura Braghetti prima di uccidere ancora, due anni dopo l’assassinio di Moro. Chissà come fu onirica la sua notte il 12 febbraio 1980, poche ora prima che ammazzasse come un cane il professore Vittorio Bachelet in un altro di quei vigliacchi agguati che ovviamente non sono agguati e criminalità ma rivoluzione, lotta di classe, ideologia, religione”. Francesco Merlo “Corriere della Sera”
Il travaglio dei carnefici. E il travaglio delle vittime? Posso aggiungere, come impressione personale, l’autentico choc che ho provato quando in una delle tante udienze del processo Moro, sono uscito insieme a Valerio Morucci. Liberi, entrambi. Gli avevo fatto molte domande e aveva sempre risposto. Meno che a una: “Ma non avete pensato a un certo punto di essere stati strumentalizzati?”. E’ addirittura scappato. Avro’ rispetto per questa gente quando comincera’ a dire la verita’. Dopo venticinque anni ancora non sappiamo quanti erano a via Fani, in quanti covi sono stati, chi ha ucciso Moro. Se davvero la stagione e’ finita, se davvero hanno capito di aver sbagliato, e se sul serio non sono stati strumentalizzati, perche’ non parlano?
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