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pubblicato da pinoscaccia
![]() Ventidue anni fa esatti, il 26 aprile del 1986: esplode il reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, nell'allora Unione Sovietica, provocando il più grave disastro (conosciuto) dell'era nucleare. Sono stato tre volte a Chernobyl: nel 1991, a cinque anni dal disastro, nel 1996 per il decennale e nel 2006, due anni fa, per il ventennale. L'impressione forte, tragica, inamovibile risale ovviamente alla prima volta quando sono andato senza guida e senza protezione. Un'esperienza che mi ha cambiato anche sul piano personale perchè ho visto la "morte del mondo". Ma anche le altre volte sono state utili per capire che la lezione non è servita. Ventidue anni dopo, nessuno si ricorda più di quella tragedia che ha colpito tutti. Eppure c'è gente che ancora vive nell'area e soprattutto il sarcofago, decrepito, gonfio di radioattività, è ancora un incubo. Le autorità ucraine hanno spento il reattore, ma per forza d'inerzia il cuore atomico è tuttora attivo, ci vorrà un secolo prima che si fermi. Squadre di tecnici continuano infatti a lavorare là dentro, per evitare nuove catastrofi. A parte qualche sito ambientalista, non ho visto notizie in giro sulla ricorrenza dell'apocalisse. Tutto dimenticato.
pubblicato da latorredibabele
Lupi che sopravvivono mangiando cani, rondini albine, gatte che non riescono più a partorire cuccioli maschi. A ventuno anni di distanza da quel 26 aprile che sconvolse il mondo, la natura si riappropria del territorio di Chernobyl. E lo fa in modo inquietante, perché tale è stato il destino di questa cittadina al confine con la Bielorussia, che nel 1986 fu travolta da uno dei più grandi disastri nucleari della storia e che ora sembra vivere una sorta di rinascita. Anche se a ripopolarla non sono gli uomini ma gli animali.L'incidente avvenne nella centrale a due passi da Pripyat, una città artificiale creata appositamente per il lavoratori. Prima dell'evacuazione la sua popolazione era di circa cinquantamila abitanti. Quel che resta del territorio attorno a Chernobyl oggi è una foresta grigia, abitata dai fantasmi delle persone che morirono per quelle radiazioni (sul numero è sempre stata polemica aperta) o vennero evacuate. Per le vie della città sono ricomparsi i gatti. Per diversi anni dopo il disastro le femmine non riuscirono più a partorire cuccioli maschi e piano piano i felini scomparvero dalle strade. Ora in giro se ne vedono moltissimi. La selva è invece popolata da cinghiali selvatici, alci, cervi, volpi. Repubblica.it Reportage da Chernobyl: ventun anni dopo
pubblicato da pinoscaccia
![]() Chernobyl, 26 aprile 2006 - Nove milioni di persone, un’area contaminata di oltre 150 mila chilometri quadrati. Decine di migliaia di morti e chissà ancora quanti dovranno morire. Vivere nell’incubo. Soprattutto negli ultimi trenta chilometri intorno alla centrale, la “zapretnaya”, la zona proibita. (…) Ogni anno duemila bambini si ammalano ancora oggi di cancro. (…) Ecco il sarcofago di Chernobyl, monumento funebre alla prima era nucleare. Dentro, nascosto da lastroni di piombo e cemento, c'e' il reattore n.2, quello dell'apocalisse. )…) E adesso il sarcofago è malato, pieno di crepe, e rischia di crollare. (…) La centrale è ufficialmente chiusa dal 2000 ma di fatto è ancora funzionante. Non produce più energia, ma non è spenta. Molti operai stanno lavorando alla disattivazione dei reattori uno e due. Un impegno difficile e soprattutto lungo. “Lavoriamo sette ore al giorno per un massimo di ventidue giorni consecutivi. Andare oltre questa soglia ci costerebbe la vita.” Nessuno lo ammette, ma ci vorrà almeno un secolo prima di scongiurare definitivamente il pericolo. Certo non si azzarda in previsioni Irina Kovlich, portavoce della centrale. “Non possiamo prevedere quanto ancora ci vorrà. L’aspetto più complicato riguarda lo smaltimento delle scorie. In sostanza, non è stato spento l’interruttore, alcuni sistemi sono ancora funzionanti. Ma non è così facile come spegnere la luce. Il mostro non ci permetterebbe altri errori”. (…) Viaggio nell'apocalisse Il ritorno all’inferno pubblicato da latorredibabele
Kiev, aprile 2006 - Ne muore uno al giorno. Il primario Grigoriy Klimnuk ci racconta le cifre e il quadro è impressionante. "Sì, qui arrivano due bambini al giorno, uno è destinato a morire". Sono i figli di Chernobyl, il destino maledetto di una catastrofe che porterà lutti ancora per tanto tempo. Il dramma è che, oltre a quelli clinici, i problemi nascono soprattutto dalle carenze economiche. Il governo ucraino fornisce i fondi solo per il trenta,quaranta per cento dei costi per la terapia. Il resto è affidato ai privati, anche ad organizzazioni italiane come Soleterre. Natasha ci fa vedere un ecografo (25 mila euro) acquistato con i soldi italiani. Giriamo per i reparti. Incontriamo madri coraggiose e disperate. Una, Olga, ha già avuto un figlio ucciso dal cancro, adesso le sta morendo il secondo. I bambini disegnano, giocano. Non riusciamo a guardarli negli occhi. Soprattutto non riusciamo a dire una parola. Non perchè non conosciamo la lingua, ma perchè c'è poco da parlare quando il dolore è così forte e il destino già così irrimediabilmente segnato. Quanto durerà ancora questa carneficina di innocenti?
pubblicato da latorredibabele
Raiuno, venerdì 5 maggio, ore 10.50: telecronaca festa della polizia da piazza del Popolo a Roma. Si celebrano i 154 anni di fondazione del corpo alla presenza del capo dello Stato. Un appuntamento politico significativo poiché segnerà di fatto l’addio del presidente Ciampi e anche del ministro dell’Interno Pisanu. Telecronista Pino Scaccia.
pubblicato da pinoscaccia
pubblicato da pinoscaccia
Ogni giorno nell'area contaminata muiono quattro persone e ne nasce una soltanto. Non c'e' praticamente futuro.
In diretta da Chernobyl. Villaggio di Dubova, a ridosso della catastrofe. Sofia ha 78 anni, da trenta abita qui. E' rimasta sola. Il marito, Micha, lavorava in una fattoria dove mandavano la carne contaminata. Le ha raccontato di mucche con due teste. Poi è morto, in pochi mesi. Non hanno fatto in tempo a fare figli e aspetta solo di morire. - Ospedale di Ivankiv, il più vicino alla centrale. Inna ha diciassette anni, la sua bimba Daria ha solo quattro mesi. Dovrà lasciarla qui perchè non ha da mangiare neppure per lei. Tre donne: sole. pubblicato da pinoscaccia
![]() In diretta da Kiev
Ne muore uno al giorno. Il primario Grigoriy Klimnuk ci racconta le cifre e il quadro è impressionante. "Sì, qui arrivano due bambini al giorno, uno è destinato a morire". Sono i figli di Chernobyl, il destino maledetto di una catastrofe che porterà lutti ancora per tanto tempo. Il dramma è che, oltre a quelli clinici, i problemi nascono soprattutto dalle carenze economiche. Il governo ucraino fornisce i fondi solo per il trenta,quaranta per cento dei costi per la terapia. Il resto è affidato ai privati, anche ad organizzazioni italiane come Soleterre. Natasha ci fa vedere un ecografo (25 mila euro) acquistato con i soldi italiani. Giriamo per i reparti. Incontriamo madri coraggiose e disperate. Una, Olga, ha già avuto un figlio ucciso dal cancro, adesso le sta morendo il secondo. I bambini disegnano, giocano. Non riusciamo a guardarli negli occhi. Soprattutto non riusciamo a dire una parola. Non perchè non conosciamo la lingua, ma perchè c'è poco da parlare quando il dolore è così forte e il destino già così irrimediabilmente segnato. Quanto durerà ancora questa carneficina di innocenti?pubblicato da latorredibabele
Vent’anni fa, nella notte del 26 aprile 1986, un incidente alla centrale nucleare di Cernobyl causò uno dei peggiori disastri della storia civile contemporanea. Il fall-out radioattivo ha interessato oltre
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