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Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità ProfessioneReporter
Ho cominciato, come tanti colleghi, da cronista sportivo. Ho seguito anche due Olimpiadi da vicino: quella di Los Angeles da studio, quella di Barcellona sul posto. Ormai non seguo più lo sport con attenzione, diciamo che bado solo ai risultati (così come, forse, nella vita). Ricordo pure che mi allontanai un pò anche perchè inorridito da tutto quello che sapevo dietro le quinte. Quando ho cominciato ad occuparmi di giudiziaria e a frequentare tribunali quasi quasi stavo per tornare indietro. Con gli anni sono andato oltre, calpestando terreni di guerra: e apriti cielo. Premessa a parte, visto che sono attento solo ai risultati, mi pare che a Pechino per gli azzurri sia cominciata molto bene. Nel medagliere siamo appena dietro ai popoli più numerosi della terra (Cina e Stati Uniti) e alla Corea del sud e alla pari con l’immensa Russia. Già. Dietro la facciata scopri che c’è l’orrore, per fortuna spezzato da un gesto generosissimo come l’abbraccio di Natalia con la georgiana Nina. Un bagno di pulizia subito rovinato dall’ordine all’iraniano Mohammad di non scendere nella stessa piscina con un israeliano. Da brividi, come lo scoprire che le donne saudite non possono fare sport. E’ vietato a scuola, come sono impedite gare femminili in tutti i luoghi pubblici. Lo ha denunciato Wajeha al Huwaider, un’attivista di Jedda che ha preso proprio spunto dalle Olimpiadi per urlare la protesta contro le autorità religiose con un video diffuso sul web. “Pensare che pure Aisha, la moglie del profeta Maometto amava e faceva sport” ha ricordato insieme a un altro particolare: “Una donna del Bahrein partecipò a una gara di 100 metri con il velo”. Finchè ci saranno queste distanze sarà sempre difficile trovare un punto d’incontro. BlogTg1
pubblicato da latorredibabele venerdì, 01 agosto 2008, 01:17 in america, cina, web
Pechino: dorme tra la folla
Liu e Gary hanno più o meno la stessa età, sui quarant’anni, ma non si conoscono e abitano in posti molto lontani. Sicuramente le loro storie sono molto diverse. Liu Shokov è un insegnante cinese, Gary McKinnon è un kacker gallese. I loro destini sono così contrari che costituiscono storie esemplari di due mondi contrastanti, unico elemento in comune la passione per il computer. Gary addirittura è un mostro informatico: in un anno è entrato in decine di migliaia di siti americani violandone quasi cento, compresi quelli del Pentagono, della Nasa e di tutte le forze armate statunitensi. Una volta si è anche firmato con il nick con cui è diventato famoso, “Solo”. Ha forzato un migliaio di parole chiave: in molti casi, racconta, semplicemente digitando la parola “password”. Ora rischia grosso perchè l’operazione è avvenuta subito dopo l’11 settembre 2001. “Cercavo tracce di Ufo” spiega ma se sarà estradato, come sembra, rischia 60 anni di galera per terrorismo e di finire a Guantanamo. In galera Liu invece ci sta già. Anzi in quella che in Cina chiamano “campo di rieducazione-tramite-lavoro”. Insomma si è beccato un anno di lavori forzati (senza processo) per aver messo sul blog le foto del terremoto di Sichuan in cui morirono novemila studenti perchè le scuole erano fatte male, i soldi pubblici finiti nelle tasche dei governanti. La colpa è di aver “incitato a disordini”. Certo, i familiari delle vittime si sono leggermente alterati. Non è il solo blogger cinese, del resto, a stare in galera: attualmente ce ne sono 57. E con l’arrivo delle Olimpiadi rischiano anche gli occidentali, nonostante i filtri poderosi della censura. Non c’è una morale comune a queste due storie se non una riflessione sulla libertà. Nella terra degli occhi a mandorla stanno ancora (si sapeva) alla preistoria dei diritti umani, negli Stati Uniti la conferma che la vita non è un film. Ed è preoccupante sapere che basta un tizio strambo e normalmente brillo (lo dice lui) per entrare in segreti che dovrebbero essere rigorosamente inaccessibili, perchè possono addirittura decidere i destini del mondo. BlogTg1
pubblicato da scaccia mercoledì, 14 maggio 2008, 19:22 in cina
Gli internauti Chen Daojun, Shi Jianhua, Xin Wu e Lin Yong sono detenuti dal 9 maggio 2008 per aver pubblicato sul web degli articoli che trattavano della marcia di protesta organizzata cinque giorni prima nella città di Chengdu - capitale della provincia del Sichuan - contro la realizzazione di una fabbrica chimica nella regione. Chen Daojun è stato accusato di "incitamento alla sovversione del potere dello Stato". Secondo un rappresentante della polizia di Chengdu, Shi Jianhua, Xin Wu e Lin Yong sono stati invece arrestati con l'accusa di aver "utilizzato Internet per diffondere informazioni di poca importanza ma tali da poter incitare a manifestazioni illegali". Attualmente sono 52 i cyberdissidenti in carcere nel Paese. Ventidue i giornalisti morti quest'anno nel mondo
pubblicato da latorredibabele lunedì, 12 maggio 2008, 13:55 in cina
 Sono "molte migliaia" (si parla di oltre ottomila) secondo il governo di Pechino, le vittime del terremoto di 7,6 gradi Richter che ha scosso oggi una vasta regione della Cina sud occidentale. I morti sarebbero più di 8.500 nella sola regione del Sichuan, quella più direttamente colpita, al confine con il Tibet. La cifra è stata fatta da fonti ufficiali quando mancavano i dati da alcune delle zone più vicine all' epicentro, che i soccorritori ancora non avevano raggiunto. In una sola contea, quella di Beichuan con oltre 150.000 abitanti, ci sono stati 10.000 feriti e l'80% degli edifici è distrutto, secondo l'agenzia ufficiale Nuova Cina. E' il più grave sisma da 32 anni, dopo quello del 1976 che fece ufficialmente oltre 240.000 morti nella città di Tangshan, nella regione dell'Hebei (Nord ovest). Vittime ci sono state sicuramente nelle regioni dello Shaanxi, Gansu e a Chongqing, che con i suoi 30 milioni di abitanti è uno degli agglomerati urbani più grandi del mondo. Notizie di scuole, ospedali, fabbriche crollati seppellendo migliaia di persone sotto le macerie - il sisma ha colpito in pieno orario di lavoro e di lezioni - continuano ad arrivare dalla Cina. Ansa.it
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